Public Speaking Evolution 20-21-22 ottobre 2017

Nel 2000 novantuno su cento dei più importanti manager al mondo dichiaravano che saper comunicare efficacemente rappresentava la capacità più importante per svolgere il loro ruolo.

Public Speaking Evolution, edizione mese di ottobre 2017: 20-21-22 ottobre. Formula resident full immersion.

Richiedi la brochure del corso e le informazioni di cui necessiti:  publicspeakingevolution@@gmail.com Cell: 3357087665

Dove avviene la comunicazione?

Per me il cervello non è altro che lo stomaco del cuore – ma bisogna avere uno stomaco buono. Il cervello deve digerire ciò che il cuore accetta.
Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi, 1869/89

 

SMLXL

Percentualmente il 38%, della comunicazione che risuona in questo emisfero, è costituito dal tono della voce e il 55% dalla mimica e dal linguaggio del corpo, per un totale effettivo del 93%.  Il restante 7% viene gestito dalla parte sinistra del cervello, caratterizzata dai processi logici, sede dei processi linguistici e quindi delle parole. Risulta molto evidente che se vogliamo gestire una comunicazione efficace è necessario interagire efficacemente con l’inconscio.
SMLXL

Prima o poi capita a tutti di incontrare persone che pur sostenendo brillanti discorsi e fantastiche conferenze alla fine non ci convincono poi più di tanto. Registriamo una quantità impressionante di informazioni che sfuggono alla parte razionale del nostro cervello e che comunque vengono elaborate dalla nostra parte emotiva. È proprio quest’ultima che ci spinge a provare simpatia o meno per il nostro interlocutore e a far si che la nostra comunicazioni rientri in un confine di efficacia. Ogni individuo vibra ed emette una sua specifica frequenza, è importante entrare in sintonia con l’emisfero destro proprio per attivare quel processo di sintonizzazione sull’altro indispensabile per un interscambio di performance. Possiamo tutti imparare e sperimentare questo tipo di super-comunicazione, Public Speaking Evolution è un percorso studiato per consentire al praticante di arrivare a questo livello di percettività.
SMLXL

Buone vibrazioni a tutti!
Michele Micheletti

Public Speaking Evolution. Edizione aprile 2017

Il parlare in pubblico (Public Speaking) è a tutti gli effetti una disciplina che richiede comprensione, applicazione, discernimento e grande costanza.
Si tratta di un cammino personale fatto di perfezionamento delle proprie energie di base al fine di raggiungere un alto stato di vitalità e vigore psico-fisico.
Questa nuova condizione consente al relatore di essere magnetico, centrato e produttore di interesse.

Il relatore capace ed evoluto, riesce a sviluppare un forte collegamento tra chi parla e chi ascolta. Purtroppo questa condizione non è prerogativa di tutti. Non sempre riusciamo a generare un contatto efficace con la nostra platea e ad ottenere un feedback positivo.

L’ansia di dimostrare qualcosa è la peggiore nemica di un relatore così come lo sono la paura del pubblico, il desiderio di prevalere su chi ascolta, l’arroganza e l’ingratitudine. Tutte queste caratteristiche, decisamente negative, si manifestano molto spesso con intensità diverse e mix articolati contribuendo alla disconnessione tra le intenzioni dell’audience e quelle del public speaker.

Il metodo Good Vibes, frutto di molti anni di esperienza sul campo, osservazione e pratica costante, ci ha consentito di sviluppare un approccio al Public Speaking totalmente innovativo e rivoluzionario. Parliamo di un metodo basato sulla gestione del profilo energetico del relatore, una nuova visione in grado di spostare tutta la struttura degli atteggiamenti e del comportamento dal sembrare all’essere, favorendo la naturale connessione ed un forte e persistente legame con il pubblico.

 

pse-aprile-1

pse-aprile-3

pse-aprile-2

pse-aprile-4

Migliorare noi stessi per migliorare il mondo in cui viviamo, ispirando momenti di ottimismo e felicità per permettere a tutti di poter fare la differenza.

Public Speaking Evolution, richiedi informazioni: publicspeakingevolution@gmail.com

10 minuti di contatto visivo sono sufficienti per alterare il nostro livello di coscienza

È possibile indurre in noi stessi uno stato di alterazione della coscienza con un metodo semplicissimo e senza l’utilizzo di alcun farmaco o sostanza proibita.                             Fissando gli occhi di qualcuno per almeno 10 minuti è possibile indurre o essere indotti in uno stato di allucinazione davvero incredibile nei suoi effetti (Strange-face illusions during inter-subjective gazing. Giovanni B. Caputo. Consciousness and Cognition
Volume 22, Issue 1, March 2013, Pages 324–329).

Il contatto oculare costituisce un ottimo modo per favorire l’intimità,  molti dei nostri sentimenti possono essere espressi attraverso i nostri occhi. Quando si effettua il contatto visivo diretto con qualcuno,  ci scolleghiamo temporaneamente dalla nostra “bolla” di confidenza ambientale naturale. Questo accade perché quando fissiamo un punto fisso per un periodo prolungato di tempo, i dettagli della nostra visione periferica a poco a poco tendono a scomparire. Questi sentimenti di dissociazione sono descritti dal fenomeno dissolvenza di Troxler (Troxler’s fading phenomenon).

landscape-1427654703-eye-color

Lo psicologo Giovanni Caputo  dell’Università di Urbino  ha cercato di esplorare cosa succede quando due persone guardano l’uno  negli occhi dell’altro per un periodo prolungato di tempo. Lo studio è stato ben condotto in modo articolato e completo, i risultati che ne emergono ci fanno davvero pensare.  Il 90 per cento dei volontari riportavano di aver sperimentato dei cambiamenti nel volto della persona che stavano fissando ammettendo di aver visto il viso del proprio partner deformarsi. Il 75 per cento dichiarava di aver visto esseri mostruosi, e il 15 per cento di aver visto i tratti del volto di un parente apparire su quello del proprio partner nell’esperimento. Lo studio si era svolto, volontariamente, in condizioni di bassa intensità luminosa (Caputo GB. Dissociation and hallucinations in dyads engaged through interpersonal gazing. Psychiatry Research. 2015).

Questi incredibili risultati coincidono con quelli dello studio, sempre di Caputo ma del 2010, dove i partecipanti dopo aver fissato se stessi per 10 minuti riflessi in uno specchio in condizioni di scarsa illuminazione, dichiaravano di  essere incorsi in  allucinazioni in meno di un minuto.  I loro volti cominciavano a deformarsi e a cambiare: chi assomigliava a un qualche animale, a mostri, a membri della famiglia anche defunti. Questi strani effetti si sono rivelati ancora più drammatici quando lo specchio stesso veniva scambiato per un’altra persona.

eyes

Anche se non è ancora noto il motivo per cui si verificano le allucinazioni, Caputo suggerisce che la  probabile causa possa essere ritrovata nella deprivazione sensoriale. Le allucinazioni cominciano a manifestarsi non appena il cervello torna alla realtà dopo essere stato privato della sensorialità che lo collega alla realtà, in questo modo la mente invia pensieri inconsci che si riflettono sul volto della persona osservata.

Prossimamente aggiungeremo qualche altro tassello a questo affascinante argomento legato alle possibilità della fissità dello sguardo.

Michele Micheletti

 

 

Le 7 regole d’oro del public speaking

E’ sempre più richiesta la capacità di parlare in pubblico. E non è facile saperlo fare bene. Ecco come riuscirci con qualche piccolo trucco

 

Sharon-Stone_980x571

 

Se un tempo saper parlare in pubblico e incantare le folle era un valore aggiunto, oggi è un asset indispensabile. Lo è per chi fa business, come per il politico, per il giornalista, per lo sportivo. Nell’era della comunicazione tutto passa attraverso la capacità di saper trasmettere informazioni, di saper coinvolgere gli interlocutori e di saper lasciare il segno con i propri discorsi. Dalla politica alla religione, dal business alla giustizia, dallo spettacolo (nella foto sopra, Sharon Stone in uno dei suoi toccanti discorsi per Amfar) alle professioni, il public speaking oggi può fare la differenza. Ma perché saper coinvolgere il pubblico può contare così tanto nel proprio lavoro? Vediamo le tre situazioni di business in cui il saper parlare in modo efficace alla platea conta.

Il public speaking per il manager
Partiamo da chi lavora in una organizzazione e ha compiti manageriali (ma tanto vale anche per chi è impiegato). Quali saranno le occasioni di parlare in pubblico? Beh, la considerazione da cui muovere è che ci troveremo di fronte ad una situazioni di public speaking ogni qual volta parleremo a più di un interlocutore. Ecco che il primo caso che ci viene in mente sono le riunioni con i colleghi e i collaboratori. Spesso si da per scontata questa situazione e la si sottovaluta. Ma facciamo attenzione, perché è proprio in ufficio che gli skills del public speaking possono fare la differenza nella vostra carriera. Se vi hanno delegato delle attività, per esempio, e dovete relazionare al vostro team, saperlo fare in modo efficace, sintetico, accattivante, lascerà tutti impressionati e farà sì che possiate essere notati da eventuali capi presenti. L’alternativa potrebbe essere fare quelle tremende riunioni infinite, senza un capo e una coda, dove un fiume di parole inonda la sala e ciascuno dopo pochi minuti si dedica ad altre cose (sms, mail, telefonate). Se poi siete il team leader che deve organizzare le attività del proprio gruppo di lavoro, oppure il capo che deve motivare i propri ragazzi, o ancora il manager che deve costruire il proprio carisma, ecco che il saper parlare in pubblico diventa un momento decisivo per il vostro ruolo. Anche qui, l’alternativa sarà fare riunioni dove le deleghe sono date male, i collaboratori passano bona parte del proprio tempo a giustificare e trovare alibi e scuse, i toni di voce spesso si alzano oltre misura per cercare di farvi ascoltare e la sensazione di non avere la situazione in mano si fa sempre più forte.

Il public speaking per l’imprenditore
Passiamo al secondo caso, il public speaking per chi fa impresa. Necessariamente l’imprenditore dovrà avvalersi di una squadra per realizzare il proprio progetto di business. Saper condividere la propria vision diventa importante, come lo sarà il saper motivare la propria organizzazione. L’imprenditore non deve necessariamente essere “buono” con i propri collaboratori, ma sicuramente dovrà essere percepito come “giusto”, “in gamba”, determinato. L’imprenditore è il capitano di una nave e chi vi è imbarcato sopra vuole avere la sensazione di essere nel posto giusto per due motivi: prima di tutto per se stesso, quindi per le prospettive di crescita; in secondo luogo per la solidità del progetto imprenditoriale a cui sta prendendo parte. E come si fa a comunicare tale progetto? Come si fa a coinvolgere le persone della propria organizzazione? Come si può avere da ciascuno il meglio e non solo il minimo sindacale? Facendoli sentire parte attiva di un progetto, facendoli sentire importanti ciascuno nel proprio ruolo, facendoli sentire parte di un tutto. E per fare ciò bisogna saper comunicare bene, bisogna saper parlare ai singoli come al gruppo nel suo insieme. Comunicare vuol dire “mettere in comune”. Ecco, il bravo imprenditore sa mettere in comune con i suoi la sua visione, qualcosa di entusiasmante, di bello da costruire, di utile per tutti. Anche qui, l’alternativa quel può essere? Tenere nella propria testa il progetto e far sentire gli altri della squadra estranei allo stesso. Il rischio, neanche a dirlo, è di sentirsi solo al comando e con una squadra poco consapevole, affiatata e motivata. Il rischio è di mettere insieme in gruppo di lavoratori-mercenari, che lavorano solo per soldi e del resto non importa nulla.

Il public speaking per il professionista
Ed eccoci all’ultima situazione di business in cui il public speaking segna la differenza. Siamo nel mondo delle professioni – architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, notai, giornalisti, medici e potremmo continuare. Per un professionista le occasioni di parlare in pubblico potrebbero essere molteplici: dalle docenze nel mondo accademico, alla partecipazioni a tavole rotonde, convegni, seminari, udienza, riunioni con i clienti oppure in studio con i propri collaboratori. Saper trasmettere i contenuti attraverso lo storytelling, saper gestire il linguaggio del corpo in riunione, saper coinvolgere la platea come relatore può fare la differenza? Nelle situazioni di business sarà un tassello determinante nell’engagement di nuova clientela e nelle situazioni istituzionali o di studio contribuirà a costruire credibilità e leadership. In conclusione, saper parlare in pubblico ed essere memorabili vi darà quella marcia in più nel vostro business sia internamente all’organizzazione che con i clienti. Alla classica domanda: “ma è una dote di natura o si può apprendere?” ci sentiamo senza indugio di poter rispondere che come tutte le abilità si può apprendere e coltivare. Certo, chi è già “portato” naturalmente farà minor fatica e probabilmente raggiungerà risultati maggiori, ma sappiate che tutti i grandi speaker della storia hanno studiato e applicato le tecniche e i principi del public speaking.

 

Le 7 regole del Public Speaking

1.
Inserisci i contenuti che vuoi trasmettere in una o più storie e racconti (storytelling), invece che limitarti a trasmettere mere informazioni.

2.
Coinvolgi il tuo pubblico con domande, invece di fare monologhi.

3.
Usa un po’ di humor intelligente e adeguato, per sciogliere la tensione e per avvicinare a te il pubblico.

4.
Se puoi parla in piedi, invece che seduto dietro un tavolo e il computer.

5.
Mantieni il contatto visivo con tutto il pubblico, abbraccialo con il tuo sguardo.

6.
Apri il tuo speech anticipando i punti della relazione, poi affrontali e infine fai una sintesi dei punti importanti (dirò-dico-ho detto).

7.
Fai la sintesi di quanto è stato detto prima di passare ad un nuovo argomento.

Diceva J.F. Kennedy: «I migliori oratori danno l’impressione di improvvisare, ma in realtà si preparano tutto». Nella gallery, le sette regole d’oro per parlare in pubblico.

Articolo tratto da:http://www.vanityfair.it/mybusiness/news/16/01/16/public-speaking-parlare-in-pubblico?utm_source=facebook&utm_medium=cpc&utm_campaign=MYBUSINESS_parlarePubblico

Mario Alberto Catarozzo Coach

Creare realtà. Algoritmo Transurfing Vivo

La verità è semplice.

Viviamo tuttavia in un mondo complicato, pieno di false necessità create per vendere prodotti che la maggior parte delle persone poi insegue come obiettivi personali.

Abbiamo preparato un’infografica riassuntiva, così come proposto dallo stesso Zeland, relativa all’algoritmo di azione orientativa per le tecniche di Transurfing. Si tratta di un cammino per chi conosce già qualcosa di questo approccio alla realtà, quindi se non si padroneggiano terminologie e strutture la lettura di questo documento potrebbe risultare decisamente astrusa.

Il successo del Transurfing risiede proprio nella nuova prospettiva che suggerisce al lettore, un modo completamente innovativo di gestire la vita quotidiana. Il Transurfing non aiuta a lottare contro i problemi e nemmeno a risolverli, aiuta semplicemente a evitare di incontrarli.

ALGO

Consigliamo di approcciare in modo organico questa “disciplina” in modo da avere ben chiare tutte le sfumature proposte dall’autore Vadim Zeland, in qualche modo ne vale sempre la pena.

http://www.transurfing.it/

Algoritmo transurfing vivo

Buona vita!

Michele Micheletti

Il caso non esiste… (settima legge ermetica)

Quante volte lo avrai sentito dire?! Non esiste caso, per tutto c’è un motivo! Per quanto tu possa maledire o benedire il destino per ciò che accade, la verità è che tu sei stato l’artefice della gran parte dei fatti della tua vita. No, non tutti i fatti, ma molti si. E le coincidenze che […]

http://blog.esserefelici.org/2015/12/14/il-caso-non-esiste-settima-legge-ermetica/

La nostra mente è come Google!

We are all now connected by the internet, like neurons in a giant brain.

Stephen Hawking

Possiamo definire il nostro cervello in molti modi, tra questi possiamo descriverlo come uno strumento per essere simultaneamente in luoghi separati e diversi tra di loro. Capisco che tutto questo possa risultare leggermente naïf, cerchiamo di spiegare.

Abbiamo già avuto modo di parlare di struttura e funzionamento dei nostri emisferi cerebrali e quindi non ci dilungheremo su questo, in questa occasione ci focalizzeremo sulle possibilità offerte da quello di cui disponiamo.

bb

Il nostro cervello sinistro (Io sono)

Il cervello sinistro funziona in modo “tridimensionale” ed è concentrato sulle cose che possiamo vedere, sentire, toccare e misurare. Grazie alle funzionalità di quest’organo  siamo in grado di sapere che la persona che ci risiede accanto è proprio li in quella specifica posizione e che è un essere umano proprio come noi. Senza l’ausilio del nostro cervello sinistro non saremo in grado di misurare e percepire la “realtà” e di avere un’esperienza umana. Perderemo la nostra IDENTITÀ.

L’identità è collegata alle strutture del nostro EGO e questo è a sua volta collegato ad una potente sovrastruttura che potremo chiamare destino o KARMA. Quando il nostro emisfero sinistro si sviluppa in modo particolare ci capita di credere che il nostro corpo sia il nostro vero noi, ci identifichiamo integralmente con il nostro corpo. Ho fatto questo test con i miei figli chiedendo loro separatamente: “Tu hai un corpo?”. La risposta è stata tempestiva, decisa e rivolta all’affermazione positiva. Ho poi nuovamente chiesto loro: “Tu sei il tuo corpo?”. La risposta è stata altrettanto veloce: “No”. Non si tratta ovviamente di una risoluzione scientifica ma è ovvio che le strutture del pensiero dei bambini, non dominate dal principio deterministico di causa ed effetto, ragionino in modo più libero rispetto alle nostre euristiche e ai nostri schemi comportamentali. Uno sviluppo considerevole del cervello sinistro ci porta ad identificarci con il nostro corpo perchè i suoi strumenti di percezione della “realtà” sono una serie di strumenti analogici (in senso figurativo) costituiti dai  5 sensi.

Il nostro cervello destro (Noi siamo)

Cosa completamente diversa è la costituzione della struttura del nostro cervello destro. La sua connessione al mondo circostante non avviene in modo analogico tramite i sensi ma tramite una sorta di wi-fi collegato ovunque ad una sorta di sovrastruttura che potremmo immaginare come una vera rete universale. Questa parte di noi ha la capacità di connettersi a qualsiasi aspetto dell’universo e a tutti quelle situazioni che hanno a che fare con la non quantificazione e l’invisibile, il problema è che noi non ne abbiamo consapevolezza. Il nostro cervello destro ha quindi una capacità di percezione per piani aumentati che potremmo chiamare 4D+ per indicare la coesistenza di dimensioni maggiori rispetto al 3D del cervello sinistro.

Il cervello destro è direttamente connesso alla nostra vera essenza, a qualcosa che in termini metafisici potremmo definire semplicemente SPIRITO ma che in altri contesti potrebbe anche essere descritto come coscienza. Lo spirito è il “chi siamo noi” con attenzione alla sfumatura di linguaggio: mentre il cervello sx parla in termini di identità e di IO, il cervello destro si esprime in termini di pluralità intesa come NOI. Non si identifica come singolarità perchè è già integrato in un sistema di collegamento molto vasto la cui dimensione è quella che molti illustri studiosi hanno definito come Inconscio Collettivo (Assagioli) (Jung).

La Persona è il modo in cui il soggetto è visto dal mondo. L’Anima[…] come viene vista dall’inconscio collettivo.

Carl Gustav Jung (La struttura dell’inconscio)

 

Brain

Il problema è che non ci è data la possibilità di misurare ciò che accade nel cervello destro, servono strumenti molto diversi rispetto a quelli utilizzati dalla scienza. L’accesso al nostro stato di connessione universale è in realtà, teoricamente, molto semplice: potete chiedere a qualsiasi persona dedita alla meditazione ad un certo livello e la risposta sarà diretta ed univoca… meditare! Quando si è in stato di meditazione profonda il nostro cervello di sinistra si spegne. In quel preciso momento si attiva la nostra connessione al sistema Google universale e abbiamo accesso a tutta l’informazione disponibile.

JBT

Trovo interessante segnalare l’esperienza della dottoressa Jill Bolte Taylor ricercatrice in neuroscienze presso la Harvard University e qualificata come una delle 100 persone più influenti del 2008 dalla rivista Time. Il 10 Dicembre 1996, quando aveva 37 anni, si trovava nel suo appartamento a Boston, quando  improvvisamente sentì un forte mal di testa dietro l’occhio: una problematica cerebrovascolare (CVA) le aveva colpito il lobo sinistro del  cervello. Jill racconta che poco dopo l’incidente, cominciò a sentire una tranquillità mentale che non aveva mai provato. Le sue preoccupazioni cessarono, l’intenso rumore dei suoi pensieri si placò. L’auto-consapevolezza che tutti noi abbiamo, che ci porta a giudicare e criticare costantemente era scomparsa lasciando il posto ad una pace indescrivibile. Potete seguire il racconto della sua incredibile esperienza cliccando su questo link https://www.youtube.com/watch?v=UyyjU8fzEYU.

A questo livello di coscienza siamo tutti connessi ed è quindi necessario fare attenzione proprio come lo è nel corrispettivo ambiente digitale che usiamo per sostenere la nostra analogia. È necessario allenarsi all’ottenimento di questa possibilità, è necessario disimparare e poi apprendere di nuovo. Per i bambini muoversi in questo ambiente è proporzionalmente più semplice, i sogni e gli incubi ricorrenti e molto articolati ne sono una forte dimostrazione. Si tratta di un “potere” importante per dirla in termini descritti da David Hawkins (Power vs Force), anche se non sanno ancora come gestire  questa loro potenzialità riescono a fare esperienza di coscienza molto forti. Crescendo interverranno le strutture ed i modelli di condizionamento che pian piano ci faranno dimenticare la potenzialità universale del nostro cervello destro e sarà quindi necessario disimparare e ripartire.

Il KARMA è semplicemente una conseguenza delle nostre azioni. Esistono almeno tre tipi di karma ma per capirci immediatamente con un esempio pratico possiamo dire questo: se io ti do una sberla e tu come reazione diretta me la rendi…ecco, questo è una manifestazione di karma “istantaneo”. Il collegamento del nostro ego all’equilibrio degli eventi è diretto, dobbiamo in qualche modo liberarci di questo aspetto o riequilibrare il tutto grazie alla funzione del nostro cervello destro. Nel Google universale ci sono tutte le informazioni necessarie per recuperare il nostro vero essere, il nostro vero NOI.

Fonte “Roy Martina”

Stay Tuned!

Michele Micheletti

 

 

Public Speaking Revolution. Salerno 26-27 novembre 2015

Programmato per il giorno 26-27 novembre 2015 il corso Biomax spa PUBLIC SPEAKING REVOLUTION incentrato sull’approccio M2.

Public Speaking Revolution

Per informazioni Nicola Mozzillo 333 8546677                                                                                                   Dario Di Grazia  335 451090

Come (nell’Arte) tutto ebbe inizio: Lascaux

Perché da una parte bisogna iniziare. E allora meglio partire dall’inizio: Lascaux, (oggi) Francia – Paleolitico superiore, 17000 a.C., annetto più annetto meno: l’Arte da quel momento non potrà più essere esattamente ciò che era. Ecco appunto, ma cosa era, diciassette – e più – mila anni fa, l’Arte? C’è stato un tempo abbastanza lungo in cui […]

https://aiemraffaele.wordpress.com/2015/10/19/come-nellarte-tutto-ebbe-inizio-lascaux/