Public Speaking Revolution 6-7 maggio

Corso di Public Speaking avanzato per il SETTORE ODONTOIATRICO.

Il corso si terrà nei giorni 6-7 maggio 2016 a Pisa nella fantastica cornice della ex Tenuta Presidenziale di San Rossore.

Due giorni di intensa attività di pratica e teoria lavorando con il metodo Good Vibes, per quanto riguarda la parte relativa alle qualità del relatore, e con il metodo Slide Design, per quanto riguarda la composizione e la realizzazione di slide dall’alto impatto visivo.

 

Orari delle due giornate:

9.30-11.00    Attività

11.00-11.15   Coffee Break

11.15-13.00   Attività

13.00-14.00  Lunch

14.00-17.30  Attività

 

Disponiamo di soli 2 posti

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7 regole per ottimizzare le immagini delle tue presentazioni

Ci sentiamo spesso dire, durante l’attività didattica di Public Speaking,  che l’utilizzo dell’immagine secondo i criteri del “Visual Design” non è adatto a certi tipi di presentazioni, soprattutto quelle di origine tecnica o clinica. Non siamo d’accordo su questo. Pensiamo che rifugiarsi dietro questo tipo di assunto non sia altro che una scusa, una rinuncia per mancanza di tempo o voglia alla ricerca stilistica più idonea a quel tipo di argomentazione che si è scelto di rappresentare.

Impostare una presentazione secondo i criteri di impatto Visual comporta una doppia fatica: si tratta di un lavoro nel lavoro. Sono molti i parametri che devono essere tenuti sotto controllo, orchestrati e bilanciati nella realizzazione di una presentazione: il contenuto vero e proprio, il messaggio estrapolato da quel contenuto, la costruzione della storia, la realizzazione dell’incipit e della chiusura, lo stilo narrativo, la programmazione della recitazione, la scomposizione e ricomposizione dell’argomento e tutta la parte grafica di raccolta del contenuto all’interno delle slide. “È uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo” potremmo dire.

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In questo articolo ci occuperemo solo dell’importanza e dell’utilizzo delle immagini nelle slide considerando che anche l’utilizzo del font (carattere tipografico) rientra nella struttura della finalizzazione di una composizione Visual. Le regole che andremo ad enunciare sono valide anche per la pubblicazione e condivisione di contenuti tramite i social media e possiamo elencarle come di seguito:

1- Emozionare                                                                                                                            2- Pertinenza                                                                                                                             3- Alta risoluzione                                                                                                                     4- Font                                                                                                                                       5- Consistenza                                                                                                                           6- Uso del colore                                                                                                                       7- Completezza del messaggio

EMOZIONARE

L’emozione in grado di scaturire da un’immagine per molti aspetti dipende da un’unica caratteristica: la semplicità. Immagini semplici ma concettualmente ben orientate, con un numero esiguo di particolari consentono allo spettatore di essere partecipe interagendo fin dai primi istanti con i concetti comprendendo immediatamente quello che l’immagine vuole comunicare. Quindi semplicità, visibilità e spazi vuoti sono a nostro avviso gli schemi migliori di scelta di immagine che possiamo andare ad identificare per le nostre slide o meme o Visual social content.

Emozione

PERTINENZA

La struttura del “Multimedia Learning” si basa sulla consequenzialità dei nostri processi cognitivi, nei corsi ne parliamo a lungo. Se non rispettiamo le regole di base di accesso al nostro schema di elaborazione e memorizzazione delle informazioni la fatica fatta in una giornata di spiegazioni congressuali potrebbe andare persa dopo poche ore dal termine dell’evento. Il 90% dei processi cerebrali è visivo e le immagini vengono elaborate 60.000 volte più velocemente di un testo. Non appena uno spettatore visualizza una nostra slide questa viene codificata, secondo gli schemi generali ma anche  individuali (categorie, credenze, retaggi…), ed immediatamente ne viene ricavato un significato. Se questo si discosta troppo, per nostra incuria nella scelta, dal tema centrale trattato o dagli interessi del target si crea una discordanza cognitiva che immediatamente procura l’allontanamento dell’attenzione dello spettatore o del fruitore del messaggio. Insomma, l’incoerenza crea confusione.

ALTA RISOLUZIONE

Tutte le immagini utilizzate devono avere una risoluzione elevata, devono essere di “buona qualità”. Ci spieghiamo meglio. La differenza fondamentale che deve essere subito chiarita è quella tra ‘dimensioni’ e ‘risoluzione’ di un’immagine raster.

DIMENSIONI: le dimensioni sono espresse dal numero di pixel della base per quelli dell’altezza dell’immagine. Ad esempio: 400 x 300 px. Queste sono le dimensioni in pixel, che non dicono in sé nulla sulle eventuali dimensioni di stampa, né sulle dimensioni a monitor.

RISOLUZIONE: si esprime in ppi, sigla che sta per ‘pixel per inch’, ovvero pixel per pollice lineare; un’immagine destinata al web ha  una risoluzione di 72 ppi, mentre una destinata alla stampa ha una risoluzione solitamente superiore (fino a 300 ppi). La risoluzione dice quindi quanti pixel ci devono stare in una linea lunga un pollice: più ce n’è, più l’immagine è risoluta, e i ‘quadratini’ della risoluzione si vedono poco, sono piccoli; il contrario avviene quando ci sono pochi ppi (http://nosatispassion.altervista.org/post-processing/2188/cose-la-risoluzione-di-unimmagine/).

Quindi per le immagini delle nostre slide mai scendere sotto risoluzioni di 1920 per 1280, questo vi consentirà di effettuare ritagli di cropping, ingrandimenti e ottimizzazioni on slide senza grossi problemi. Il peso complessivo (spazio occupato su disco) della vostra presentazione aumenterà sensibilmente ma l’effetto sarà altamente professionale.

FONT

Anche il carattere tipografico scelto concorre sensibilmente al trasferimento del dato emozionale. Il font è parte integrante del design e della struttura grafica in generale e deve essere: caratterizzante e coerente con il tipo di emozione che deve essere trasmessa, altamente leggibile, proporzionato agli standard della slide ed in equa proporzione con gli spazi bianchi e il grosso dell’immagine.

CONSISTENZA

Mentre per i social media spesso è sufficiente scegliere l’immagine adatta e solo con quella riuscire ad avere una grande condivisione o numero di apprezzamenti, nelle slide per il Public Speaking le cose sono leggermente diverse. Possiamo dire che in questa ultima situazione è necessario creare un set di immagini con tema omogeneo che poi andranno a concorrere allo stile generale della lecture. La consistenza risiede proprio nella diversità delle slide e al contempo nella loro omogenea appartenenza: ad esempio tutte immagini in bianco e nero, oppure tutte immagini di volti con diverse espressioni, etc. (http://presentationpanda.com/uncategorized/10-tips-for-selecting-images-for-your-presentations/).

Consistenza

USO DEL COLORE

I colori influenzano chi li vede, motivo per cui esistono tantissimi studi sulla psicologia del colore e per cui alcuni marchi sono di un colore piuttosto che un altro. Secondo Neil Patel l’85% delle motivazioni che risiedono nella scelta di un prodotto sono legate al colore. Un recente studio condotto dalla Georgia Tech ha esaminato più di 1.000.000 di immagini Pinterest  pubblicate tra il 2009 e il 2011:

In generale è bene usare pochissimi colori, massimo tre. Per la scelta di questi, aspetto assolutamente del tutto che facile, valgono le regole derivate dalla ruota dei colori di Newton. Esistono validissimi strumenti digitali per centrare perfettamente le migliaia di scalature di colore disponibili, usiamoli.

COMPLETEZZA DEL MESSAGGIO

La formula magica definitiva non esiste. Bisogna sforzarsi di utilizzare immagini in grado di supportare il messaggio di fondo che abbiamo intenzione di dare.

  • È in accordo con il layout?
  • Il font è coerente con il messaggio?
  • È pertinente rispetto al pubblico?
  • Può interessare il mio target?

L’idea fa la differenza, il contrasto, l’ambiguità raffinata, l’impatto visivo non deve mai essere esagerato o altamente scioccante. La moderazione, l’equilibrio e la scelta di design premiano sempre. Buona comunicazione.

Michele Micheletti

Come costruire delle slide che catturino l’attenzione

Se siete tra coloro che pensano che perdere tempo sul design di una slide per una presentazione non abbia alcun senso e che basti mettere qualche scritta e qualche immagine dove capita per condurre una “buona” lecture, state leggendo l’articolo giusto. Da parte nostra speriamo con tutto il sentimento possibile che queste poche righe riescano in qualche modo a farvi cambiare atteggiamento o almeno ad incuriosirvi per farvi approfondire l’argomento in oggetto.

Alla realizzazione di una slide che possa risultare accattivante per qualcuno che la guarda, concorrono tre diversi aspetti: le immagini utilizzate, la tipologia di font e il design generale che potremmo definire concept. In realtà oggi non tratteremo queste argomentazioni ma ci soffermeremo su di un aspetto specifico che  sicuramente rientra di gran lunga nella categoria del design e che andremo a chiamare composizione.

Non stupiamoci, in questo ambito argomentativo rientrano esattamente le stesse regole valide per la strutturazione di una inquadratura fotografica che possiamo trovare espresse, tanto per citare il maestro della fotografia moderna, in moltissimi scatti/opere di Cartier Bresson, per esempio. Ma da dove si parte per dire quello che c’è da dire e che ancora fino a qui non abbiamo detto? Possiamo partire dall’assunto che ciò che  la nostra mente  percepisce come gradevole visivamente rientra in taluni canoni di proporzione ben precisi. Il “bello” è in qualche modo proporzionale e assolutamente matematico dal punto di vista della sua razionalizzazione.

Tra il XII ed il XIII secolo, il pisano Leonardo Fibonacci scoprì la sequenza numerica denominata appunto Numeri di Fibonacci, costruita semplicemente partendo dalla coppia 1, 1 e sommando i due numeri naturali precedenti: 1 1 2 3 5 8 13 …                                   La costruzione è estremamente semplice, ma ciò che la rende speciale è il rapporto tra due numeri consecutivi della successione, che, al crescere di n tende a quello che verrà definito Rapporto Aureo (rapporto di proporzione perfetta) che nell’ambito delle arti figurative e della matematica, indica il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due.

Il fatto che la serie divenga “sempre più perfetta” man mano che gli elementi aumentano di grandezza, cioè al tendere di n all’infinito, è decisamente suggestivo. E il bello è che esistono innumerevoli oggetti naturali che richiamano la serie di Fibonacci: dal numero di placche dell’ananas alla struttura delle pigne, dai lati della banana alla struttura dei grappoli d’uva e ancora: conchiglie, strutture naturali costiere e così via. Il Rapporto Aureo piaceva moltissimo a Leonardo Da Vinci, che ne fece larghissimo uso nello studio del corpo umano e piace ancora oggi ai designer: le carte in formato standard ISO come Bancomat, carte di credito, carte SIM per telefoni cellulari hanno i lati in Rapporto Aureo (http://www.lidimatematici.it/blog/2011/04/20/fibonacci-e-il-rapporto-aureo/).

Nautilus

Questi principi valgono anche per la fotografia: la sezione aurea fornisce degli strumenti compositivi simili alle logiche di composizione fotografica e per tutto il design grafico in generale comprese le nostre slide. Il più semplice è il seguente e deriva direttamente dalla sezione aurea:

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Ma in fotografia usiamo una configurazione ancora più semplificata di questo rapporto che generalmente denominiamo con la dicitura: “Regola dei terzi”.

Terzi

La differenza sta nel rapporto tra la colonna centrale e ciascuna delle laterali (e altrettanto per le righe). Mentre nella regola dei terzi queste sono tutte uguali, nella sezione aurea esse stanno in rapporto secondo il numero aureo (http://www.fotocomefare.com/sezione-aurea-composizione-fotografica/). La sezione aurea nella pratica fotografica si applica come la regola dei terzi: il punto su cui si vuole dirigere l’attenzione dell’osservatore va allineato con i punti di intersezione della griglia, o almeno con le linee.

Possiamo proprio prendere spunto Cartier Bresson per capire come deve avvenire un allineamento di oggetti in uno scatto fotografico.

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Oppure possiamo prendere spunto dal fotografo contemporaneo Marco Carmassi (http://www.marcocarmassi.com/):

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A questo punto, definita la regola principale, le nostre slide dovranno seguire questo criterio di allineamento dei vari oggetti che dovranno andare a comporla: scritte, immagini, grafici, etc. All’inizio non risulterà facilissimo, se non si è abituati ad organizzare un concept di lavoro faremo fatica, è necessario applicarsi e fare qualche tentativo. Il risultato sarà quello di avere un look finale organizzato e professionale coinvolgente dal punto di vista visivo e in grado di conferire maggiore autorevolezza all’autore. Di seguito un esempio di prima e dopo un intervento di composizione e concept di una slide: i contenuti comunicativi sono gli stessi ma la potenza del messaggio ed il suo impatto sono completamente diversi.

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Per concludere. Una struttura di presentazione pensata e organizzata comunica molto di più rispetto ad un design improvvisato. Ricordiamoci sempre che il fine di un public speaker dovrebbe sempre essere quello di essere focalizzato sul suo pubblico e avere a cuore chi si presta ad andare ad ascoltarlo. Un relatore ha il dovere di far si che il suo intervento in pubblico possa essere di totale fruizione per coloro che ascoltano. Stay tuned.

Presentazione memorabile? Il segreto è nella storia che racconti.

“Sinceramente, non ho ben capito quello che volevi dire…”

Ecco una frase che un comunicatore professionista non dovrebbe mai sentirsi fare dal proprio pubblico. Si tratta, purtroppo, di una eventualità abbastanza comune dettata dalla mancanza di focalizzazione del relatore e dalla sfortunata accettazione di tre problematiche comunicative che mandano in tilt il pubblico.

Problema numero 1 – Cercare di trasmettere più di un messaggio

Per essere produttivi al massimo spesso finiamo per mettere tre o quattro messaggi diversi in una presentazione da venti minuti. Il risultato sarà quello di non riuscire a condurre l’attenzione degli spettatori creando confusione cognitiva.

Soluzione – Focalizzazione sul messaggio

Focalizziamoci solo su di un messaggio, su quell’aspetto che vogliamo far emergere dal nostro intervento e dovrà costituire un importante aiuto per chi ascolta. Il messaggio sarà l’aspetto per il quale verremo ricordati e consentirà di perpetrare una call to action ai fini di spingere i nostri ascoltatori all’azione in una certa direzione. Ricordiamoci che una mente confusa non prende decisioni.

Problema numero 2 – Il messaggio trasmesso non è memorabile

“Siamo i leader di mercato, dovete per forza comprare da noi…”. Non funziona in questo modo. I processi di disintermediazione e la necessità da parte del pubblico di essere effettivamente coinvolta in un processo comunicativo richiedono uno sforzo maggiore da parte del relatore.

Soluzione – Il messaggio che dobbiamo dare deve essere riassumibile in una frase

Un messaggio chiaro e comprensibile guida lo spettatore verso l’azione.

Problema numero 3 – Nessuna storia a supporto delle nostre idee

Numeri, analisi, dati e fatti sono altamente non coinvolgenti. Al pubblico piacciono le storie. “Ma come posso costruire storie se devo parlare di chimica farmaceutica?”. Il punto è proprio questo, trovare il come fare. La vera differenza tra un relatore ed un altro, a parità di autorevolezza e capacità tecniche, risiede proprio in questa facoltà. Le persone desiderano essere coinvolte sul piano emozionale (ne abbiamo già parlato), quando stabiliamo un rapport (connessione) con il pubblico sotto questo profilo, esso comincia a risuonare sulla nostra lunghezza d’onda e accade il piccolo “miracolo” del coinvolgimento.

Soluzione – Trova sempre una storia a corredo della tua presentazione

Le storie sono costantemente intorno a noi, dobbiamo solo coglierle. Ecco di seguito tre semplici campi di applicazione dello storytelling nel Public Speaking.

a) Esperienze personali                                                                                                         Che cosa ha fatto cambiare la tua vita? Le prime impressioni quando hai cominciato a lavorare. Cose come queste vi identificano a livello umano e piacciono al pubblico.

b) Client case studies                                                                                                                 Quale fatto della tua attività può essere di esempio a chi ascolta per consentirgli di percorrere una strada analoga, in caso di successo, o di metterlo in guardia in caso di eventi avversi.

c) Storie di personaggi famosi                                                                                                   Citazioni da film, arte, musica e tanto altro. Abbiamo a disposizione un universo di possibilità da utilizzare in modo sinergico ai nostri argomenti. Facciamolo.

Per la nostra prossima presentazione scegliamo la migliore storia possibile e raccontiamola con il cuore e la passione che sempre devono distinguere un relatore capace. Esprimiamo i nostri concetti in modo professionale e….buona vita a tutti!

PPP