Come costruire delle slide che catturino l’attenzione

Se siete tra coloro che pensano che perdere tempo sul design di una slide per una presentazione non abbia alcun senso e che basti mettere qualche scritta e qualche immagine dove capita per condurre una “buona” lecture, state leggendo l’articolo giusto. Da parte nostra speriamo con tutto il sentimento possibile che queste poche righe riescano in qualche modo a farvi cambiare atteggiamento o almeno ad incuriosirvi per farvi approfondire l’argomento in oggetto.

Alla realizzazione di una slide che possa risultare accattivante per qualcuno che la guarda, concorrono tre diversi aspetti: le immagini utilizzate, la tipologia di font e il design generale che potremmo definire concept. In realtà oggi non tratteremo queste argomentazioni ma ci soffermeremo su di un aspetto specifico che  sicuramente rientra di gran lunga nella categoria del design e che andremo a chiamare composizione.

Non stupiamoci, in questo ambito argomentativo rientrano esattamente le stesse regole valide per la strutturazione di una inquadratura fotografica che possiamo trovare espresse, tanto per citare il maestro della fotografia moderna, in moltissimi scatti/opere di Cartier Bresson, per esempio. Ma da dove si parte per dire quello che c’è da dire e che ancora fino a qui non abbiamo detto? Possiamo partire dall’assunto che ciò che  la nostra mente  percepisce come gradevole visivamente rientra in taluni canoni di proporzione ben precisi. Il “bello” è in qualche modo proporzionale e assolutamente matematico dal punto di vista della sua razionalizzazione.

Tra il XII ed il XIII secolo, il pisano Leonardo Fibonacci scoprì la sequenza numerica denominata appunto Numeri di Fibonacci, costruita semplicemente partendo dalla coppia 1, 1 e sommando i due numeri naturali precedenti: 1 1 2 3 5 8 13 …                                   La costruzione è estremamente semplice, ma ciò che la rende speciale è il rapporto tra due numeri consecutivi della successione, che, al crescere di n tende a quello che verrà definito Rapporto Aureo (rapporto di proporzione perfetta) che nell’ambito delle arti figurative e della matematica, indica il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due.

Il fatto che la serie divenga “sempre più perfetta” man mano che gli elementi aumentano di grandezza, cioè al tendere di n all’infinito, è decisamente suggestivo. E il bello è che esistono innumerevoli oggetti naturali che richiamano la serie di Fibonacci: dal numero di placche dell’ananas alla struttura delle pigne, dai lati della banana alla struttura dei grappoli d’uva e ancora: conchiglie, strutture naturali costiere e così via. Il Rapporto Aureo piaceva moltissimo a Leonardo Da Vinci, che ne fece larghissimo uso nello studio del corpo umano e piace ancora oggi ai designer: le carte in formato standard ISO come Bancomat, carte di credito, carte SIM per telefoni cellulari hanno i lati in Rapporto Aureo (http://www.lidimatematici.it/blog/2011/04/20/fibonacci-e-il-rapporto-aureo/).

Nautilus

Questi principi valgono anche per la fotografia: la sezione aurea fornisce degli strumenti compositivi simili alle logiche di composizione fotografica e per tutto il design grafico in generale comprese le nostre slide. Il più semplice è il seguente e deriva direttamente dalla sezione aurea:

sez aurea

Ma in fotografia usiamo una configurazione ancora più semplificata di questo rapporto che generalmente denominiamo con la dicitura: “Regola dei terzi”.

Terzi

La differenza sta nel rapporto tra la colonna centrale e ciascuna delle laterali (e altrettanto per le righe). Mentre nella regola dei terzi queste sono tutte uguali, nella sezione aurea esse stanno in rapporto secondo il numero aureo (http://www.fotocomefare.com/sezione-aurea-composizione-fotografica/). La sezione aurea nella pratica fotografica si applica come la regola dei terzi: il punto su cui si vuole dirigere l’attenzione dell’osservatore va allineato con i punti di intersezione della griglia, o almeno con le linee.

Possiamo proprio prendere spunto Cartier Bresson per capire come deve avvenire un allineamento di oggetti in uno scatto fotografico.

Bresson

Oppure possiamo prendere spunto dal fotografo contemporaneo Marco Carmassi (http://www.marcocarmassi.com/):

Carmax

A questo punto, definita la regola principale, le nostre slide dovranno seguire questo criterio di allineamento dei vari oggetti che dovranno andare a comporla: scritte, immagini, grafici, etc. All’inizio non risulterà facilissimo, se non si è abituati ad organizzare un concept di lavoro faremo fatica, è necessario applicarsi e fare qualche tentativo. Il risultato sarà quello di avere un look finale organizzato e professionale coinvolgente dal punto di vista visivo e in grado di conferire maggiore autorevolezza all’autore. Di seguito un esempio di prima e dopo un intervento di composizione e concept di una slide: i contenuti comunicativi sono gli stessi ma la potenza del messaggio ed il suo impatto sono completamente diversi.

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Per concludere. Una struttura di presentazione pensata e organizzata comunica molto di più rispetto ad un design improvvisato. Ricordiamoci sempre che il fine di un public speaker dovrebbe sempre essere quello di essere focalizzato sul suo pubblico e avere a cuore chi si presta ad andare ad ascoltarlo. Un relatore ha il dovere di far si che il suo intervento in pubblico possa essere di totale fruizione per coloro che ascoltano. Stay tuned.

Presentazione memorabile? Il segreto è nella storia che racconti.

“Sinceramente, non ho ben capito quello che volevi dire…”

Ecco una frase che un comunicatore professionista non dovrebbe mai sentirsi fare dal proprio pubblico. Si tratta, purtroppo, di una eventualità abbastanza comune dettata dalla mancanza di focalizzazione del relatore e dalla sfortunata accettazione di tre problematiche comunicative che mandano in tilt il pubblico.

Problema numero 1 – Cercare di trasmettere più di un messaggio

Per essere produttivi al massimo spesso finiamo per mettere tre o quattro messaggi diversi in una presentazione da venti minuti. Il risultato sarà quello di non riuscire a condurre l’attenzione degli spettatori creando confusione cognitiva.

Soluzione – Focalizzazione sul messaggio

Focalizziamoci solo su di un messaggio, su quell’aspetto che vogliamo far emergere dal nostro intervento e dovrà costituire un importante aiuto per chi ascolta. Il messaggio sarà l’aspetto per il quale verremo ricordati e consentirà di perpetrare una call to action ai fini di spingere i nostri ascoltatori all’azione in una certa direzione. Ricordiamoci che una mente confusa non prende decisioni.

Problema numero 2 – Il messaggio trasmesso non è memorabile

“Siamo i leader di mercato, dovete per forza comprare da noi…”. Non funziona in questo modo. I processi di disintermediazione e la necessità da parte del pubblico di essere effettivamente coinvolta in un processo comunicativo richiedono uno sforzo maggiore da parte del relatore.

Soluzione – Il messaggio che dobbiamo dare deve essere riassumibile in una frase

Un messaggio chiaro e comprensibile guida lo spettatore verso l’azione.

Problema numero 3 – Nessuna storia a supporto delle nostre idee

Numeri, analisi, dati e fatti sono altamente non coinvolgenti. Al pubblico piacciono le storie. “Ma come posso costruire storie se devo parlare di chimica farmaceutica?”. Il punto è proprio questo, trovare il come fare. La vera differenza tra un relatore ed un altro, a parità di autorevolezza e capacità tecniche, risiede proprio in questa facoltà. Le persone desiderano essere coinvolte sul piano emozionale (ne abbiamo già parlato), quando stabiliamo un rapport (connessione) con il pubblico sotto questo profilo, esso comincia a risuonare sulla nostra lunghezza d’onda e accade il piccolo “miracolo” del coinvolgimento.

Soluzione – Trova sempre una storia a corredo della tua presentazione

Le storie sono costantemente intorno a noi, dobbiamo solo coglierle. Ecco di seguito tre semplici campi di applicazione dello storytelling nel Public Speaking.

a) Esperienze personali                                                                                                         Che cosa ha fatto cambiare la tua vita? Le prime impressioni quando hai cominciato a lavorare. Cose come queste vi identificano a livello umano e piacciono al pubblico.

b) Client case studies                                                                                                                 Quale fatto della tua attività può essere di esempio a chi ascolta per consentirgli di percorrere una strada analoga, in caso di successo, o di metterlo in guardia in caso di eventi avversi.

c) Storie di personaggi famosi                                                                                                   Citazioni da film, arte, musica e tanto altro. Abbiamo a disposizione un universo di possibilità da utilizzare in modo sinergico ai nostri argomenti. Facciamolo.

Per la nostra prossima presentazione scegliamo la migliore storia possibile e raccontiamola con il cuore e la passione che sempre devono distinguere un relatore capace. Esprimiamo i nostri concetti in modo professionale e….buona vita a tutti!

PPP