INTERAZIONE TESTA E CUORE

Fin dagli antichi Greci, pensiero e sentimento, o intelletto ed emozione, sono state considerate funzioni separate spesso dipinte in una battaglia costante tra loro per il controllo della psiche umana. Nella visione di Platone, le emozioni erano come cavalli selvaggi che dovevano essere frenate dall’intelletto. Naturalmente, le emozioni non sono sempre negative e non fungono sempre da antagoniste al pensiero razionale.

Il neurologo Antonio Damasio nel suo libro “Errore di Cartesio”, sottolinea l’importanza delle emozioni nel processo decisionale. Nel libro “Intelligenza Emotiva”, Daniel Goleman sostiene che la visione che predilige l’intelletto è troppo stretta, perché ignora una serie di capacità umane che portano uguale, se non maggior peso, nel determinare i nostri successi nella vita.

Le neuroscienze confermano che emozione e cognizione possono essere meglio considerate come funzioni o sistemi sì separati ma interagenti, ognuna con la propria intelligenza.

Tradizionalmente, lo studio dell’interazione e della comunicazione tra la “testa” e il cuore è stato affrontato da una prospettiva piuttosto unilaterale, con gli scienziati concentrati principalmente sulle risposte del cuore ai comandi del cervello. Ora si sa che la comunicazione tra il cuore e il cervello è in realtà un dialogo dinamico e bilaterale sempre in corso, dove entrambi gli organi influenzano reciprocamente le rispettive funzioni. Tra l’altro i messaggi che il cuore invia al cervello sono in quantità nettamente superiori rispetto a quelli inviati dal cervello al cuore.

Lo studio mostra che l’attività del cervello è naturalmente sincronizzata con quella del cuore, e conferma che alterando intenzionalmente il proprio stato emotivo, attraverso particolari e semplici tecniche, generando coerenza cardiaca, si modifica l’elaborazione delle informazioni da parte del cervello.

È stata trovata una correlazione significativa tra il grado di coerenza del ritmo cardiaco e i tempi di reazione cognitiva (miglioramento delle prestazioni). È stato anche dimostrato che i soggetti che hanno una maggior variabilità della frequenza cardiaca, affrontano meglio le situazioni di stress. La comunicazione che avviene tra cuore e cervello, caratterizzata da un colloquio interiore intenso e sereno, permette l’omeostasi psichica, condizione ideale per il raggiungimento e il mantenimento della felicità.

Ma ora vediamo come avviene questa comunicazione. La ricerca ha dimostrato che il cuore comunica con il cervello e il corpo in quattro modi principali:

  • Comunicazione neurologica (attraverso la trasmissione degli impulsi nervosi)
  • Comunicazione biofisica (attraverso le onde pressorie)
  • Comunicazione biochimica (attraverso ormoni e neurotrasmettitori)
  • Comunicazione energetica (attraverso campi elettromagnetici)

La comunicazione neurologica
Alcune ricerche effettuate nel campo della neurocardiologia dimostrano, ormai da circa trent’anni, che questo “cervello del cuore”, sofisticato sistema di cellule nervose, è in grado di registrare direttamente le informazioni che provengono dal sistema ormonale e da altri sistemi e di tradurle in impulsi nervosi, elaborando così direttamente l’informazione che riceve. Dopodiché, l’informazione circola in direzione del cervello, lungo un circuito nervoso, che utilizza il nervo vago e i nervi posti lungo la colonna vertebrale. L’informazione raggiunge poi il cervello limbico, per arrivare infine alla corteccia cerebrale, dove hanno sede i centri di percezione superiore.

Questa specifica rete nervosa permette al cuore di agire direttamente sulle funzioni stesse del cervello, il quale riceve indubbiamente una quantità enorme di informazioni provenienti da tutti gli organi, ma riceve dal cuore più informazioni di quante a sue volta gliene invii. Il cuore sembra essere l’unico organo del corpo fisico ad avere questa proprietà.

Grazie a questo inaspettato percorso, il cuore ha la capacità d’inibire o attivare, a seconda della sua scelta e in base alle circostanze, determinate parti del cervello. Il cervello del cuore può dunque influenzare il cervello della testa, cioè il nostro modo di pensare, di vedere le cose, la nostra percezione della realtà, quindi le nostre reazioni di fronte alla realtà, in particolare le nostre reazioni emozionali.

Un nuovo modo per governare le emozioni, che non proverrebbe da una mente programmata, né da una mente razionale intelligente, ma probabilmente da un altro tipo d’intelligenza. La ricerca continua…

 La comunicazione biochimica
Questo tipo di comunicazione avviene essenzialmente, grazie agli ormoni prodotti dal cuore.

Nel 1986, due ricercatori del Quebec, Cantin e Genest, dopo aver scoperto l’ormone ANF (Atrial Natriuretic Factor, il fattore natriuretico atriale), sono stati i primi a ridefinire il cuore al di là delle sue funzioni cardiovascolari, portando alla luce il ruolo importante e indipendente svolto da quest’organo, nella produzione e nella gestione di alcuni ormoni.

In particolare, hanno messo in evidenza che è il cuore a produrre l’ANF, un ormone che assicura un equilibrio generale conosciuto con il nome di “omeostasi”. In particolare, uno dei suoi effetti è quello di inibire la produzione di ormoni dello stress, specialmente il cortisolo, chiave essenziale, per far fronte al crescente stress del nostro mondo moderno.

Il cuore secerne pesino la propria adrenalina, quando ne ha bisogno. Sintetizza da solo anche altri ormoni che si pensava fossero prodotti unicamente dal cervello e che hanno un’influenza diretta sul comportamento emozionale. Produce fra gli altri l’ossitocina, o “ormone dell’amore”, che viene liberata in grandi quantità dal cuore stesso, quando una persona prova amore per qualcuno. E’ quindi possibile che le nostre reazioni emozionali non utilizzino unicamente i circuiti che hanno sede nel cervello della testa, ma prenda un’altra strada, passando direttamente per il cervello del cuore.

 La comunicazione biofisica
Il cuore, infaticabile pompa, invia ad ogni battito una potente pressione sanguigna in tutto il corpo. Ora, si è riusciti a rilevare che l’attività elettrica del cervello è molto sensibile all’attività del cuore e che esiste una relazione diretta tra l’arrivo al cervello delle onde di pressione sanguigna provenienti dal cuore e l’attività delle onde cerebrali. Si è osservata, in particolare, una relazione diretta tra le pressione sanguigna, la respirazione e alcuni ritmi del sistema nervoso autonomo. Sembra che il ritmo cardiaco e le sue variazioni siano per il cuore un mezzo privilegiato per inviare i suoi messaggi non solo al cervello, ma anche direttamente a tutto il resto del corpo, senza aver bisogno del “permesso” del cervello. Questo fenomeno può essere misurato.

 La comunicazione energetica
Il cuore possiede un campo elettromagnetico, cinquemila volte più forte di quello del cervello e di fatto più potente di quello di tutti gli altri organi. Il cuore produce da quaranta a sessanta volte più bioelettricità del cervello, organo collocabile solo in seconda posizione in questo campo. Questa energia elettrica pervade tutte le cellule del corpo fisico, creando un legame particolare tra esse. Tale interazione magnetica ha permesso ai ricercatori di spiegare in modo più preciso il complesso effetto dell’attività cardiaca sulle onde cerebrali, che non poteva essere spiegata dagli altre tre tipi di comunicazione. È interessante che l’aspetto di questo campo reagisca agli stati emozionali: si è osservato che, quando si è turbati (paura, stress, frustrazione, ecc.), il campo diventa caotico e disordinato. In termini scientifici, si parla allora di uno “spettro incoerente”. Invece, quando si provano stati di apprezzamento gratitudine, compassione, perdono, il campo assume un aspetto molto più ordinato. Si ottiene il cosiddetto “spettro coerente”.

La ricerca ha constatato che i segnali elettromagnetici generati dal cuore hanno la capacità di influenzare le altre persone intorno a noi. I dati di IHM indicano che il segnale del cuore di una persona può influenzare le onde cerebrali degli altri, e che quando due persone interagiscono può avvenire una sincronizzazione cuore-cervello. Infine, sembra che gli individui che aumentano la propria coerenza psicofisiologica, diventano più sensibili ai segnali elettromagnetici sottili comunicati da coloro che li circondano. Presi insieme, questi risultati suggeriscono che la comunicazione cardio-elettromagnetica può essere una fonte (poco nota) di scambio di informazioni tra le persone, e che questo scambio è fortemente influenzato dalle nostre emozioni. Quando le persone si toccano o si trovano in prossimità, il segnale del battito cardiaco di una persona è registrato nelle onde cerebrali dell’altro.

Il concetto di scambio energetico tra individui è centrale per molte tecniche di guarigione. Questo concetto è stato spesso contestato dalla scienza occidentale a causa della mancanza di un meccanismo plausibile che spiegasse la natura di questa energia o come potesse influenzare o agevolare il processo di guarigione. Il fatto che il cuore generi il campo elettromagnetico più forte prodotto dal corpo, insieme ai risultati che indicano che questo campo si modifichi e raggiunga armonia e coerenza nel momento in cui le persone risiedono in uno stato di amore e cura, ha spinto la ricerca ad indagare sulla possibilità che il campo generato dal cuore possa contribuire significativamente a questo scambio di energia.

Il riconoscimento da parte della comunità scientifica di una tale forma di comunicazione profonda, rappresenta un ulteriore passo nella scoperta delle basi fisiologiche sottili ed energetiche che intercorrono tra le persone. I risultati hanno innumerevoli implicazioni, e invitano ad una continua esplorazione scientifica del rapporto tra emozioni, fisiologia e interazioni umane.

Claudia Galli

Allegato da scaricare science_of_the_heart

Fonte: http://www.claudiagalli.it/1/interazioni_testa_cuore_9458942.html

La nostra mente è come Google!

We are all now connected by the internet, like neurons in a giant brain.

Stephen Hawking

Possiamo definire il nostro cervello in molti modi, tra questi possiamo descriverlo come uno strumento per essere simultaneamente in luoghi separati e diversi tra di loro. Capisco che tutto questo possa risultare leggermente naïf, cerchiamo di spiegare.

Abbiamo già avuto modo di parlare di struttura e funzionamento dei nostri emisferi cerebrali e quindi non ci dilungheremo su questo, in questa occasione ci focalizzeremo sulle possibilità offerte da quello di cui disponiamo.

bb

Il nostro cervello sinistro (Io sono)

Il cervello sinistro funziona in modo “tridimensionale” ed è concentrato sulle cose che possiamo vedere, sentire, toccare e misurare. Grazie alle funzionalità di quest’organo  siamo in grado di sapere che la persona che ci risiede accanto è proprio li in quella specifica posizione e che è un essere umano proprio come noi. Senza l’ausilio del nostro cervello sinistro non saremo in grado di misurare e percepire la “realtà” e di avere un’esperienza umana. Perderemo la nostra IDENTITÀ.

L’identità è collegata alle strutture del nostro EGO e questo è a sua volta collegato ad una potente sovrastruttura che potremo chiamare destino o KARMA. Quando il nostro emisfero sinistro si sviluppa in modo particolare ci capita di credere che il nostro corpo sia il nostro vero noi, ci identifichiamo integralmente con il nostro corpo. Ho fatto questo test con i miei figli chiedendo loro separatamente: “Tu hai un corpo?”. La risposta è stata tempestiva, decisa e rivolta all’affermazione positiva. Ho poi nuovamente chiesto loro: “Tu sei il tuo corpo?”. La risposta è stata altrettanto veloce: “No”. Non si tratta ovviamente di una risoluzione scientifica ma è ovvio che le strutture del pensiero dei bambini, non dominate dal principio deterministico di causa ed effetto, ragionino in modo più libero rispetto alle nostre euristiche e ai nostri schemi comportamentali. Uno sviluppo considerevole del cervello sinistro ci porta ad identificarci con il nostro corpo perchè i suoi strumenti di percezione della “realtà” sono una serie di strumenti analogici (in senso figurativo) costituiti dai  5 sensi.

Il nostro cervello destro (Noi siamo)

Cosa completamente diversa è la costituzione della struttura del nostro cervello destro. La sua connessione al mondo circostante non avviene in modo analogico tramite i sensi ma tramite una sorta di wi-fi collegato ovunque ad una sorta di sovrastruttura che potremmo immaginare come una vera rete universale. Questa parte di noi ha la capacità di connettersi a qualsiasi aspetto dell’universo e a tutti quelle situazioni che hanno a che fare con la non quantificazione e l’invisibile, il problema è che noi non ne abbiamo consapevolezza. Il nostro cervello destro ha quindi una capacità di percezione per piani aumentati che potremmo chiamare 4D+ per indicare la coesistenza di dimensioni maggiori rispetto al 3D del cervello sinistro.

Il cervello destro è direttamente connesso alla nostra vera essenza, a qualcosa che in termini metafisici potremmo definire semplicemente SPIRITO ma che in altri contesti potrebbe anche essere descritto come coscienza. Lo spirito è il “chi siamo noi” con attenzione alla sfumatura di linguaggio: mentre il cervello sx parla in termini di identità e di IO, il cervello destro si esprime in termini di pluralità intesa come NOI. Non si identifica come singolarità perchè è già integrato in un sistema di collegamento molto vasto la cui dimensione è quella che molti illustri studiosi hanno definito come Inconscio Collettivo (Assagioli) (Jung).

La Persona è il modo in cui il soggetto è visto dal mondo. L’Anima[…] come viene vista dall’inconscio collettivo.

Carl Gustav Jung (La struttura dell’inconscio)

 

Brain

Il problema è che non ci è data la possibilità di misurare ciò che accade nel cervello destro, servono strumenti molto diversi rispetto a quelli utilizzati dalla scienza. L’accesso al nostro stato di connessione universale è in realtà, teoricamente, molto semplice: potete chiedere a qualsiasi persona dedita alla meditazione ad un certo livello e la risposta sarà diretta ed univoca… meditare! Quando si è in stato di meditazione profonda il nostro cervello di sinistra si spegne. In quel preciso momento si attiva la nostra connessione al sistema Google universale e abbiamo accesso a tutta l’informazione disponibile.

JBT

Trovo interessante segnalare l’esperienza della dottoressa Jill Bolte Taylor ricercatrice in neuroscienze presso la Harvard University e qualificata come una delle 100 persone più influenti del 2008 dalla rivista Time. Il 10 Dicembre 1996, quando aveva 37 anni, si trovava nel suo appartamento a Boston, quando  improvvisamente sentì un forte mal di testa dietro l’occhio: una problematica cerebrovascolare (CVA) le aveva colpito il lobo sinistro del  cervello. Jill racconta che poco dopo l’incidente, cominciò a sentire una tranquillità mentale che non aveva mai provato. Le sue preoccupazioni cessarono, l’intenso rumore dei suoi pensieri si placò. L’auto-consapevolezza che tutti noi abbiamo, che ci porta a giudicare e criticare costantemente era scomparsa lasciando il posto ad una pace indescrivibile. Potete seguire il racconto della sua incredibile esperienza cliccando su questo link https://www.youtube.com/watch?v=UyyjU8fzEYU.

A questo livello di coscienza siamo tutti connessi ed è quindi necessario fare attenzione proprio come lo è nel corrispettivo ambiente digitale che usiamo per sostenere la nostra analogia. È necessario allenarsi all’ottenimento di questa possibilità, è necessario disimparare e poi apprendere di nuovo. Per i bambini muoversi in questo ambiente è proporzionalmente più semplice, i sogni e gli incubi ricorrenti e molto articolati ne sono una forte dimostrazione. Si tratta di un “potere” importante per dirla in termini descritti da David Hawkins (Power vs Force), anche se non sanno ancora come gestire  questa loro potenzialità riescono a fare esperienza di coscienza molto forti. Crescendo interverranno le strutture ed i modelli di condizionamento che pian piano ci faranno dimenticare la potenzialità universale del nostro cervello destro e sarà quindi necessario disimparare e ripartire.

Il KARMA è semplicemente una conseguenza delle nostre azioni. Esistono almeno tre tipi di karma ma per capirci immediatamente con un esempio pratico possiamo dire questo: se io ti do una sberla e tu come reazione diretta me la rendi…ecco, questo è una manifestazione di karma “istantaneo”. Il collegamento del nostro ego all’equilibrio degli eventi è diretto, dobbiamo in qualche modo liberarci di questo aspetto o riequilibrare il tutto grazie alla funzione del nostro cervello destro. Nel Google universale ci sono tutte le informazioni necessarie per recuperare il nostro vero essere, il nostro vero NOI.

Fonte “Roy Martina”

Stay Tuned!

Michele Micheletti

 

 

Le 5 leggi dell’apprendimento

Questo articolo tornerà utile a tutti coloro che si occupano di formazione, corsistica ed attività di questo tipo per cercare di finalizzare nel modo più opportuno i loro sforzi, ovvero,  ottimizzare il proprio insegnamento ai fini di una minore distrazione ed una maggiore efficienza di memorizzazione.

COME IMPARIAMO1.001

L’apprendimento può essere definito come un cambiamento del comportamento o della percezione generato come risultato da una certa esperienza fatta. Il cambiamento può essere fisico e manifestarsi come una nuova capacità, tipo saper andare in bicicletta, o psicologico con lo sviluppo ad esempio di nuovi processi mentali.

Si deve allo psicologo americano Edward L. Thorndike la formulazione di una serie di “leggi dell’apprendimento” valide per qualunque materia. Non si tratta di matematica quindi non sono leggi assolute ma offrono un’importante contributo alla comprensione degli elementi che costituiscono un insegnamento efficace. (https://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Lee_Thorndi)

Di seguito proponiamo una semplificazione della classificazione originaria mantenendo comunque i significati basilari per una corretta interpretazione della struttura cognitiva nei processi di apprendimento generali.

Come impariamo 2.001

1- CONVENIENZA                                                                                                                  Una forte motivazione genera processi di attenzione e concentrazione elevati. Il nostro cervello deve assolutamente dare uno scopo ed un ordine alle infomazioni che sta ricevendo. A questo scopo è utile, ad esempio all’inizio di una presentazione, dichiarare subito come  il materiale e le informazioni che verranno rilasciate potranno essere di aiuto a coloro che ascoltano.

2- INTEGRAZIONE                                                                                                                 Il nostro apprendimento passa per uno schema di integrazione con le cose che già sappiamo, la realtà che incontriamo è tutta vagliata e codificata dalle nostre credenze, abitudini e condizionamenti. Possiamo aiutare le persone ad apprendere creando connessioni  chiare mettendo in luce similarità e differenze rispetto a quello che loro già sanno. Ricordiamoci che le cose imparate per prime creano spesso un’impressione forte e quasi incancellabile: le cattive abitudini apprese precocemente sono dure a morire e l’”insegnante” deve quindi insistere nel richiedere prestazioni corrette fin dall’inizio.

3- APPRENDIMENTO ATTIVO                                                                                             La nostra mente non si lascia facilmente riempire di nozioni, abbiamo bisogno di interagire con le informazioni per poter fissare i concetti. A questo scopo è molto utile la conversazione che un relatore deve riuscire a stimolare nei punti e momenti giusti di un suo intervento ricordando sempre che esiste una scala di priorità nella gerarchia dei sistemi di apprendimento. Un’esperienza vivida, drammatica, eccitante o coinvolgente consente di far imparare di più rispetto ad una routine d’esercizi noiosi. Una conseguenza di questa legge è che il discente impara di più dalla “cosa reale” che da una sua simulazione.             (http://www.efficacemente.com/2013/05/come-memorizzare/)

cono-apprendimento-dale

4- MULTISENSORIALITÀ                                                                                                     Tendiamo a ricordare meglio ciò che vediamo e non solo udiamo e quello che è connesso a delle emozioni (positivie o negative) e addirittura l’apprendimento si indebolisce quando è associato a sensazioni spiacevoli o frustranti. Un utile suggerimento è quindi rinforzare l’apprendimento con supporti visivi come video ed immagini, oppure sitmoli audio.

5- PRIORITÀ E PROSSIMITÀ                                                                                               Si ricordano meglio le cose imparate più di recente. Chi relaziona o onsegna deve tenerne conto nel pianificare una lezione o una discussione critica.  La gente dimentica a causa di nuove esperienze che si sovrappongono all’apprendimento originario. In altri termini, eventi nuovi o successivi possono “spiazzare” ciò che si è appreso in precedenza. Alcune dimenticanze si devono alla sommersione nell’inconscio di idee o pensieri sgradevoli. Ciò che produce ansia, dolore, angoscia viene “dimenticato”, pur se non intenzionalmente, come una reazione dell’inconscio a protezione dell’io cosciente.

Curva apprendimento.001

L’apprendimento segue tipicamente uno schema che possiamo chiamare “curva dell’apprendimento”. La prima parte della curva mostra un rapido incremento iniziale. Successivamente la curva si appiattisce, livellandosi su ciò che viene definito il plateau dell’apprendimento. Il discente può restare sul plateau per un periodo considerevole, dopo di che subentrano saturazione e fatica e la curva precipita bruscamente. È pertanto essenziale che il formatore si accerti per quanto tempo corsista o uno studente possano mantenersi al livello del plateau, perché proseguire ulteriormente sulla stessa materia porta a risultati nulli e conviene passare quanto meno ad un argomento diverso (http://www.humnet.unipi.it/~pedagogia/Materiali/Dispense%20modulo%20A/Dispensa_1.pdf).