Bohm e il “velo di Maya”, l’universo nella mano

I concetti quantici implicano che il mondo agisce più come un’unità indivisibile, in cui anche la natura “intrinseca”di ciascuna parte (onda o particella) dipende in un certo grado dalla sua relazione con ciò che la circonda”

David Bohm

In base al noto Principio di Indeterminazione di Heisenberg, la teoria quantistica tradizionale affermava che non poteva esserci la possibilità di determinare la traiettoria di una particella elementare dal momento che non è possibile conoscere contemporaneamente ad ogni istante la sua posizione e la sua velocità. È possibile conoscere la traiettoria di un razzo lanciato nello spazio, secondo i canoni di predicibilità della meccanica newtoniana, ma la traiettoria di una particella (elettrone) può essere predetta solo con tecniche probabilistiche e non meccanicistiche.

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Questo concetto è alla base dell’equazione di Schrödinger che grazie alla funzione d’onda riesce a calcolare la probabilità di trovare una certa particella in un determinato punto dello spazio. Questa interpretazione probabilistica rappresenta però solo la media degli eventi subatomici che accadono in un sistema il cui dominio è profondo e ancora non chiaro.

L’interpretazione fornita da Bohm, secondo i principi di causalità, non prevede che la funzione d’onda fornisca la più completa descrizione possibile della realtà prevedendo la reale esistenza di particelle e di campi,investigando sul come un elettrone si comporti talvolta come particella e talvolta come onda e cosa possa essere a guidarlo nella sua traiettoria. Quindi prendendo spunto dal concetto di onda pilota di De Broglie, Bohm riformula l’equazione di Schrödinger sul moto dell’elettrone utilizzando una speciale funzione d’onda che tenesse conto di un parametro cruciale, il POTENZIALE QUANTICO, in grado di trasformare la meccanica quantistica da teoria probabilistica in teoria deterministica.

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Il potenziale quantico, portando un carico di informazione dall’ambiente globale e fornendo dirette connessioni non-locali (istantanee) tra i sistemi quantistici, riesce a far assumere alla particella elettrone un moto determinato e non più casuale. Il potenziale quantico guida la particella in una traiettoria precisa e determinabile. I misteri sul come questo potesse accadere rimanevano comunque presenti ma la idealizzazione di una forza non visibile in grado di muovere e organizzare tutte le particelle dell’universo apriva dei confini mai fino ad allora indagati.

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Nella metafora della nave Bohm sintetizza lo sdoppiamento della sua teoria. L’elettrone potrebbe essere rappresentato come una nave che arriva dritta in porto grazie alla potenza dei suoi motori (meccanica classica) ma guidata da segnali emessi dal radar (potenziale quantico). La potenza dei motori muove l’intera nave ma la sua rotta è determinata dai segnali radar. L’energia associata a questi segnali è trascurabile rispetto alla potenza dei suoi motori, ma la ricchezza di informazioni contenuta nel segnale porta la nave in porto. Il potenziale quantico è quindi un’energia debole altamente informata in grado di dare forma ad un’energia “grezza” non formata”.

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In questa nuova visione coesistono quindi, nella struttura della realtà cosmica, due fattori determinanti: una struttura di forze che governano la materia e un apparato di guida che fornisce al mondo della materia l’informazione per come conformarsi.

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Il potenziale quantico risulta alla fine essere lo spirito della materia vivente e non vivente, un sistema infinito dotato di coscienza creatrice in grado di guidare la materia e l’energia disponendo delle sue particelle più piccole. Il mondo della materia e quello della mente risultano così intimamente connesse da formare un’unica totalità. Ne risulta una realtà illusoria che già la filosofia Tantrica definiva come il Velo di Maya e il nostro errore più grande nel non percepire questo velo illusorio risiede nel fatto che noi continuiamo a percepire noi stessi come separati dal mondo che ci circonda (percorso di consapevolezza).

Quando con gli esiti dell’esperimento EPR (Paradosso Einstein, Podolsky e Rosen), risultò che particelle subatomiche lontane le une dalle altre erano in grado di comunicare tra loro in modi che non possono essere spiegati con l’emissione di segnali che viaggiano alla velocità della luce, la dimensione del potenziale quantico risultò immediatamente essere il mezzo effettivo in grado di rispondere alle “variabili nascoste” del nuovo dominio. Le particelle comunicano tra loro anche a grandi distanze perchè la loro separazione altro non è che un’illusione che con la teorizzazione dell’ordine implicato Bohm cercherà di formalizzare (non dal punto di vista matematico) negli anni a seguire.

http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__bohm.php

Michele Micheletti

 

Bisogni, Motivazione, Forza e Potere

L’evoluzione della nostra personalità, concetto legato alla struttura dell’ego espresso in tutte le sue forme, si estende in scala con la natura delle nostre necessità. La teoria di una gerarchia di motivazioni che si muove dalle più basse (originate da bisogni primari – fisiologici) a quelle più alte (volte alla piena realizzazione del proprio potenziale umano – autorealizzazione) viene determinata dalla motivazione che l’individuo riesce a coltivare come forma di vero potere e che diventa molto più importante, in un contesto evoluto, rispetto alla pura forza modello di un ambiente fatto di competizione fisica per una sopravvivenza istintuale.

In questa pagina cercheremo di fare una correlazione tra il notissimo lavoro del 1954 (Motivazione e Personalità) di Abraham Maslow, esponente di spicco della “psicologia umanistica”, e quello del 1994 (Power vs Force) dello psichiatra David Hawkins co-autore con il premio Nobel Linus Pauling di “Orthomolecular Psychiatry” edito negli anni settanta.

La teoria di Maslow sulla motivazione

Il punto di vista di Maslow si può riassumere in una serie di assiomi:

– l’uomo è un essere complesso in cui le diverse componenti si influenzano reciprocamente nel definire la sua globalità. Ciò significa che un bisogno che nasce in una sfera (fame) si ripercuote su tutta la persona complessivamente;

– i bisogni delle persone sono di diversa natura: si va da quelli fisiologici a quelli più psicologici e possono variare da individuo ad individuo;

– le motivazioni sono elementi essenziali della natura umana. Se ne ritrovano in tutte le culture, anche se l’ordine di importanza dato a queste motivazione può avere una matrice sociale/culturale;

i bisogni e le motivazioni si organizzano gerarchicamente.

(http://www.crescita-personale.it/la-motivazione/1725/maslow-motivazione/1967/a)

Maslow e la piramide della motivazione

L’ultimo punto del pensiero teorico di Maslow sulla motivazione merita di essere sviluppato perché è alla base della famose piramide della motivazione che è forse il contributo più famoso di questo autore. Le motivazioni possono essere raggruppati in una serie di livelli gerarchici che Maslow ha rappresentato in una piramide. Alla base ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza e salendo sulla piramide si incontrano i bisogni più immateriali. La relazione gerarchica tra le motivazioni è tale per cui se i bisogni primari non sono stati soddisfatti, non si avverte il bisogno di quelli ai livelli più alti. Vediamo quali sono questi bisogni:

– bisogni fisiologici legati alla sopravvivenza dell’individuo (fame, sete, riproduzione, ecc.) che devono essere soddisfatti per poter ‘pensare’ ad altro;

– bisogni legati alla sicurezza, cioè all’appartenenza ad un gruppo. Sono tipici del periodo evolutivo quando si ricerca la protezione e la dipendenza da un adulto più esperto, ma rientrano poi nell’adulto che vuole una propria posizione sociale all’interno di gruppi più o meno grandi (famiglia, amici, lavoro, ecc.);

– bisogno di affetto e di essere benvoluto all’interno della comunità sociale;

– bisogno di stima da parte delle comunità, cioè essere considerato un membro degno e apprezzato dagli altri;

– bisogno di autorealizzazione. Si tratta di un’aspirazione individuale al raggiungimento di un obiettivo che mira a sfruttare in pieno tutte o alcune nostre qualità.

Piramide dei bisogni

David Hawkins, dopo anni di ricerche, intuizioni, esperimenti, analizza  il fenomeno della coscienza collettiva condivisa, che lui chiama spiritus mundi, una sorta di “database della coscienza” che condiziona positivamente o negativamente a livello inconscio le nostre energie sottili e, di conseguenza, il nostro modo di pensare, comportarci, prendere decisioni. Quella che propone Hawkins è una reinterpretazione radicale del comportamento umano tramite il disvelamento dei campi energetici invisibili che lo controllano.

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I modi in cui i vari livelli della coscienza umana si esprimono sono estremamente vari e di immensa portata, e i loro effetti sono sia grossolani che sottili. Tutti i livelli al di sotto di 200 sono distruttivi per l’individuo e per la società; al di sopra di 200 sono espressioni costruttive di potere. Il livello cruciale 200 è il confine tra le aree della forza (o falsità) e del potere (o verità).

Power vs Force

In sintesi potrebbe essere giustificabile il pensare che la via di crescita della consapevolezza individuale, caratterizzata dall’abbandono della forza come istintualità in cui gli esseri viventi vedono il loro futuro come destino e non come possibilità, si muove verso l’evoluzione della scoperta del potere come coscienza di se stessi e delle proprie possibilità. Nella sfera del potere l’individuo matura la consapevolezza di non essere in balia della natura, ma di poter creare il suo futuro condizionandolo. In questa ascesa di dimensione del potere come consapevolezza anche i desideri verticalizzano una loro evoluzione per cui un individuo evoluto è conscio del proprio potere di autodeterminazione, i suoi desideri si muoveranno nell’ordine della moralità e dell’accettazione senza pregiudizi, e la motivazione che lo guida è strettamente intenzionale (La scienza dell’intenzione, Tlynne Mc Aggart).

Michele Micheletti

Dal linguaggio verbale al linguaggio del corpo:Euritmia di Rudolf Steiner

“Se si fa fare euritmia elementare ai bambini piccoli, essi potranno acquistare una forza dell’Io che sarà più efficace dell’educazione scolastica e persino delle disposizioni del destino” Rudolf Steiner

L’euritmia, termine di origine greca che indica la bellezza derivante dall’impressione di armonicità delle parti (anziché dall’armonica composizione delle parti), è un’arte di movimento concepita da Rudolf Steiner e Marie Von Sivers il cui obiettivo è tradurre le parole in gesti (Laura De Rosa). Esteticamente appare come una danza intesa nel senso comune del termine, ma si tratta in realtà di uno strumento artistico pensato per trasportare i fonemi del linguaggio verbale in espressioni corporee armoniche.

euritmia

Il linguaggio verbale viene trasformato in linguaggio del corpo, passando dal piano invisibile a quello visibile. Attraverso la gestualità viene dato modo alla forma espressiva di visualizzare le leggi archetipiche del suono e del linguaggio. Steiner, ideatore del percorso filosofico e spirituale chiamato Antroposofia, era infatti convinto che quando parliamo, vocalizziamo, cantiamo coinvolgiamo anche i muscoli degli arti e ciò rende possibile tradurre il linguaggio verbale in un linguaggio di tipo ritmico: “Euritmia come parola visibile.”(Laura De Rosa)

“L’antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo. Sorge nell’uomo come una necessità del cuore, della vita del sentimento, e può essere pienamente giustificata se soddisfa questo bisogno interiore. ”       Rudolf Steiner

L’Euritmia è sostanzialmente differente dalla danza. Quest’ultima cerca di rappresentare le emozioni che un certo tipo di brano suggerisce mentre la prima cerca di trasmettere le impressioni energetiche dei piani sottili traducendole in movimenti del corpo. Il lavoro euritmico, in definitiva, favorirebbe la capacità di ascolto trasformandola in coscienza del corpo, permettendo di sperimentare le qualità autentiche dei vari suoni, qualità che rimangono immutate ovunque nel mondo. Tutto questo ha ripercussioni positive sulla vita animica perché permette alle forze del pensiero di tradursi in impulsi di tipo volitivo (Laura De Rosa).

L’euritmia traduce in danza anche consonanti e vocali. Ovvero esistono movimenti specifici per ogni lettera, che agiscono a livello sottile. Ecco allora che la vocale A, associata nell’ottica steineriana all’apertura nei confronti del mondo, viene tradotta in un movimento che prevede braccia che si aprono dal basso per poi portarsi verso l’alto, ovvero verso l’universo. La E, suono che rivela una posizione di difesa e di opposizione al mondo, viene rappresentata dai polsi che si incrociano all’altezza del petto con le mani ben tese. La I, che simboleggia l’affermazione di sé, si traduce nel braccio destro teso verso l’alto, leggermente inclinato in avanti, mentre il braccio sinistro va indietro inclinato verso il basso. La vocale O, che esprime il desiderio di abbracciare il mondo circostante, viene rappresentata dalle braccia che formano un cerchio all’altezza del torace. Infine la U, che indica paura e dolore, si manifesta visivamente attraverso le braccia parallele tese in avanti oppure irrigidite lungo il corpo.
Queste vocali venivano utilizzate da Steiner anche a livello terapeutico. Una persona tendenzialmente debole con poca energia di autoaffermazione, per essere riequilibrata necessiterà della vocale I, che come abbiamo visto rappresenta l’affermazione di sé. Non a caso diciamo “Io”. Allo stesso modo alcune parole, derivate dall’associazione di specifiche vocali e consonanti, avrebbero un potere curativo, diverso a seconda del termine.

vocali

Steiner consigliava l’euritmia anche ai bambini tant’è vero che, nelle scuole Waldorf, questa pratica è contemplata fin dalla tenera età. Ovviamente, fra i 3 e i 7 anni, è fondamentale trasmetterla attraverso il gioco in modo da indurre i bambini ad eseguire i movimenti senza inutili forzature. Nel secondo settennio, fase in cui i bambini necessitano di ordine e misura, Steiner consiglia movimenti che simulino figure geometriche. Nel terzo settennio, ovvero dai 14 ai 21 anni, sarà la fase dell’euritmia artistica attraverso l’esecuzione di brani il cui scopo è educare il ragazzo alla bellezza e all’idealismo (Laura De Rosa).

Tratto da: http://www.eticamente.net/47952/euritmia-di-rudolf-steiner-il-linguaggio-verbale-si-trasforma-in-linguaggio-del-corpo.html?refresh_ce

Musica binaurale ed effetti sulla coscienza

Riporto in modo integrale questo articolo di Niccolò Angeli (www.infinitemandala.com) che ho trovato molto interessante. Procuratevi delle buone cuffie stereo, leggete con attenzione, sperimentate e poi fatemi sapere cosa ne pensate.

“Ecco una collezione dei migliori audio binaurali gratuiti che ho selezionato per voi. Questi audio vi aiuteranno a modificare le vostre frequenze cerebrali e a sperimentare diversi stati di coscienza, dalla super-attenzione al rilassamento profondo… e con un pò di allenamento potrete anche sperimentare stati di profonda meditazione, ispirazione e creatività.

Tutti gli audio di questa collezione vanno ascoltati rigorosamente con le cuffie! (migliore è la qualità delle cuffie migliori risultati potrete ottenere).

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Per chi non conosce già la musica binaurale vi invito a leggervi l’articolo La scienza della musica binaurale: il suono che fa viaggiare la coscienza dove spiego nel dettaglio questo straordinario strumento di crescita personale.

Per gli audio Tetha e Delta vi consiglio di tenere sempre gli occhi chiusi e stare in un ambiente confortevole dove potete meditare senza che nessuno vi disturbi. Accendete un incenso e una candela se ciò vi aiuta a entrare in uno stato meditativo.

Inoltre ricordate che ogni range di frequenze ne contiene molte (ad esempio Alpha sono le frequenze che vanno da 8 a 13,9 Hz), ognuna delle quali potrebbe darvi effetti diversi (Alpha a 8 Hz è certamente diverso da Alpha a 13 Hz). Sperimentate e con l’esercizio troverete le frequenze esatte più efficaci per voi.

Questa è anche la mia personale collezione di audio binaurali (i migliori che riesco a  trovare su Youtube), quindi tornate di tanto in tanto a visionarla perchè cercherò di tenerla aggiornata e inserire nuovi audio.
Al momento è in costruzione per cui non troverete una grande quantità di audio, ma sempre più che sufficienti per cominciare.


Musica binaurale Alpha

Le onde Alpha (8 > 13,9 Hz) sono quelle che incontriamo quando dal normale stato Beta cominciamo a rilassarci, magari sognando ad occhi aperti, oppure ci immergiamo totalmente in un’attività che richiede attenzione, focus e creatività, e perdiamo il senso dello scorrere del tempo.

Usate queste frequenze  per:

  • studio intenso, apprendimento accelerato, focalizzazione intensa, attenzione intensa
  • attività creativa e inventiva, genesi di nuove idee, ispirazione creativa
  • meditazione leggera, bilanciamento dell’umore (produzione di serotonina)

Musica binaurale Theta

Le onde Theta (4 > 7,9 Hz) sono considerate le più potenti di tutte. Le produciamo normalmente quando sogniamo e sono dette il “magazzino della creatività e dell’ispirazione spirituale”

Usate queste frequenze per:

  • guarigione emotiva e fisica
  • meditazione profonda
  • stimolazione della ghiandola pineale (aumento delle capacità percettive) ed esercizi di percezione extra-sensoriale (visione remota, telepatia, psicocinesi etc…)
  • induzione di OBE (uscita fuori dal corpo)

Musica binaurale Delta

Le onde Delta (0,1 > 3,9 Hz) sono le più lente misurate fino ad ora nel cervello umano. Le produciamo quando ci troviamo nel sonno profondo.

Usate queste frequenze per:

  • migliorare il sonno e curare l’insonnia
  • guarire nodi emozionali inconsci
  • rigenerazione del corpo fisico
  • meditazione estremamente profonda

Musica binaurale con frequenze miste

Questi audio di durata più lunga sono molto efficaci perchè accompagnano il vostro cervello a modificare la sua frequenza cerebrale in modo molto dolce e graduale. Non la consiglio per lo studio o la focalizzazione, ma piuttosto per la meditazione profonda, la sperimentazione di stati espansi di coscienza e l’induzione di OBE (uscita dal corpo).


Musica binaurale Alfa e Delta + Gamma

Sconsiglio di indurre le onde Gamma (30 > 70 Hz) nel cervello, sia perchè è difficile indurle, sia perchè non è chiaro quanto faccia bene. Mi sento invece di consigliare audio binaurale dove vengono indotte onde Alfa e Delta, con solo alcuni picchi sonori in cui vengono indotte le Gamma. E’ infatti verosimile che le onde Gamma non siano una frequenza utile da mantenere stabile nel cervello, ma invece utile da raggiungere in fase di picco in cui proviamo intensa compassione e unità con il tutto.

Usate queste frequenze per meditare in generale.

Leggi tutto: http://infinitemandala.com/blog/12-crescita-personale/104-collezione-di-musica-binaurale#ixzz44D92EYJ1

Infinite Mandala

L’ansia altera la percezione del mondo

Ho letto un articolo interessante su Le Scienze che vorrei proporvi e riportare di seguito. Buona lettura.

Chi soffre di disturbi d’ansia può percepire il mondo in modo diverso, faticando a distinguere tra stimoli sicuri oppure pericolosi. La causa è una ristrutturazione dei circuiti cerebrali responsabili dell’individuazione delle minacce, ristrutturazione che interessa anche le aree sensoriali del cervello

I disturbi d’ansia alterano la percezione del mondo a livello sensoriale: chi ne soffre fatica a distinguere gli stimoli associati a un evento neutro o sicuro da quelli che in precedenza erano stati associati a una minaccia. La dimostrazione sperimentale del fenomeno è stata ottenuta da un gruppo di ricercatori del Weizmann Institute of Science, a Rehovot, in Israele, e del Jerusalem Mental Health Center, che firmano un articolo pubblicato su “Current Biology”.

I ricercatori hanno dimostrato che nei pazienti affetti da disturbi d’ansia l’esperienza emotiva induce una plasticità nei circuiti cerebrali che, ristrutturandosi, fanno scattare un campanello d’allarme non solo in presenza dello stimolo realmente minaccioso, ma anche di stimoli che lo ricordano solo vagamente.

L'ansia altera la percezione del mondo
Differenze nell’attivazione delle aree cerebrali in caso di un evento negativo (a sinistra) e positivo. Le aree più attive nei pazienti con disturbo di ansia rispetto alle persone sono indicate in verde, in giallo quelle più attive nei soggetti normali. Nei soggetti ansiosi sono molto più attive le aree coinvolte nella gestione delle emozioni. (Cortesia O.Laufer et al./Current Biology)

“Nei circuiti cerebrali di queste persone – spiega Rony Paz, che ha diretto lo studio – si verificano dei cambiamenti che poi mediano la risposta a nuovi stimoli, con la conseguente impossibilità di discriminare tra lo stimolo originariamente sperimentato e un nuovo stimolo simile. Di conseguenza, questi pazienti rispondono emotivamente anche a nuove situazioni apparentemente irrilevanti. E’ importante sottolineare che queste persone non possono controllare il fenomeno, in quanto è legato a una incapacità percettiva di discriminare gli stimoli.”

Nello studio Paz e colleghi hanno addestrato alcuni soggetti affetti da disturbi d’ansia ad associare tre suoni distinti a eventi positivi, neutri o negativi. Poi hanno  presentato ai partecipanti diversi suoni, chiedendo se li avevano già sentiti nella fase precedente. Le persone con ansia identificavano molto spesso come già sentito un suono in realtà nuovo.

Inoltre, le immagini ottenute con la risonanza magnetica funzionale a cui erano stati contestualmente sottoposti i partecipanti, hanno mostrato delle differenze fra soggetti ansiosi e soggetto sani. Le differenze non interessavano solo   l’amigdala, una regione del cervello coinvolta nella regolazione delle emozioni di paura e ansia, ma anche le regioni sensoriali primarie, confermando così l’idea che nei pazienti affetti da ansia le esperienze emotive inducono dei cambiamenti nelle rappresentazioni sensoriali.

Tratto da: http://www.lescienze.it/news/2016/03/07/news/disturbo_ansia_alterazione_percezione_circuiti_cerebrali-3000104/

Le Scienze

INTERAZIONE TESTA E CUORE

Fin dagli antichi Greci, pensiero e sentimento, o intelletto ed emozione, sono state considerate funzioni separate spesso dipinte in una battaglia costante tra loro per il controllo della psiche umana. Nella visione di Platone, le emozioni erano come cavalli selvaggi che dovevano essere frenate dall’intelletto. Naturalmente, le emozioni non sono sempre negative e non fungono sempre da antagoniste al pensiero razionale.

Il neurologo Antonio Damasio nel suo libro “Errore di Cartesio”, sottolinea l’importanza delle emozioni nel processo decisionale. Nel libro “Intelligenza Emotiva”, Daniel Goleman sostiene che la visione che predilige l’intelletto è troppo stretta, perché ignora una serie di capacità umane che portano uguale, se non maggior peso, nel determinare i nostri successi nella vita.

Le neuroscienze confermano che emozione e cognizione possono essere meglio considerate come funzioni o sistemi sì separati ma interagenti, ognuna con la propria intelligenza.

Tradizionalmente, lo studio dell’interazione e della comunicazione tra la “testa” e il cuore è stato affrontato da una prospettiva piuttosto unilaterale, con gli scienziati concentrati principalmente sulle risposte del cuore ai comandi del cervello. Ora si sa che la comunicazione tra il cuore e il cervello è in realtà un dialogo dinamico e bilaterale sempre in corso, dove entrambi gli organi influenzano reciprocamente le rispettive funzioni. Tra l’altro i messaggi che il cuore invia al cervello sono in quantità nettamente superiori rispetto a quelli inviati dal cervello al cuore.

Lo studio mostra che l’attività del cervello è naturalmente sincronizzata con quella del cuore, e conferma che alterando intenzionalmente il proprio stato emotivo, attraverso particolari e semplici tecniche, generando coerenza cardiaca, si modifica l’elaborazione delle informazioni da parte del cervello.

È stata trovata una correlazione significativa tra il grado di coerenza del ritmo cardiaco e i tempi di reazione cognitiva (miglioramento delle prestazioni). È stato anche dimostrato che i soggetti che hanno una maggior variabilità della frequenza cardiaca, affrontano meglio le situazioni di stress. La comunicazione che avviene tra cuore e cervello, caratterizzata da un colloquio interiore intenso e sereno, permette l’omeostasi psichica, condizione ideale per il raggiungimento e il mantenimento della felicità.

Ma ora vediamo come avviene questa comunicazione. La ricerca ha dimostrato che il cuore comunica con il cervello e il corpo in quattro modi principali:

  • Comunicazione neurologica (attraverso la trasmissione degli impulsi nervosi)
  • Comunicazione biofisica (attraverso le onde pressorie)
  • Comunicazione biochimica (attraverso ormoni e neurotrasmettitori)
  • Comunicazione energetica (attraverso campi elettromagnetici)

La comunicazione neurologica
Alcune ricerche effettuate nel campo della neurocardiologia dimostrano, ormai da circa trent’anni, che questo “cervello del cuore”, sofisticato sistema di cellule nervose, è in grado di registrare direttamente le informazioni che provengono dal sistema ormonale e da altri sistemi e di tradurle in impulsi nervosi, elaborando così direttamente l’informazione che riceve. Dopodiché, l’informazione circola in direzione del cervello, lungo un circuito nervoso, che utilizza il nervo vago e i nervi posti lungo la colonna vertebrale. L’informazione raggiunge poi il cervello limbico, per arrivare infine alla corteccia cerebrale, dove hanno sede i centri di percezione superiore.

Questa specifica rete nervosa permette al cuore di agire direttamente sulle funzioni stesse del cervello, il quale riceve indubbiamente una quantità enorme di informazioni provenienti da tutti gli organi, ma riceve dal cuore più informazioni di quante a sue volta gliene invii. Il cuore sembra essere l’unico organo del corpo fisico ad avere questa proprietà.

Grazie a questo inaspettato percorso, il cuore ha la capacità d’inibire o attivare, a seconda della sua scelta e in base alle circostanze, determinate parti del cervello. Il cervello del cuore può dunque influenzare il cervello della testa, cioè il nostro modo di pensare, di vedere le cose, la nostra percezione della realtà, quindi le nostre reazioni di fronte alla realtà, in particolare le nostre reazioni emozionali.

Un nuovo modo per governare le emozioni, che non proverrebbe da una mente programmata, né da una mente razionale intelligente, ma probabilmente da un altro tipo d’intelligenza. La ricerca continua…

 La comunicazione biochimica
Questo tipo di comunicazione avviene essenzialmente, grazie agli ormoni prodotti dal cuore.

Nel 1986, due ricercatori del Quebec, Cantin e Genest, dopo aver scoperto l’ormone ANF (Atrial Natriuretic Factor, il fattore natriuretico atriale), sono stati i primi a ridefinire il cuore al di là delle sue funzioni cardiovascolari, portando alla luce il ruolo importante e indipendente svolto da quest’organo, nella produzione e nella gestione di alcuni ormoni.

In particolare, hanno messo in evidenza che è il cuore a produrre l’ANF, un ormone che assicura un equilibrio generale conosciuto con il nome di “omeostasi”. In particolare, uno dei suoi effetti è quello di inibire la produzione di ormoni dello stress, specialmente il cortisolo, chiave essenziale, per far fronte al crescente stress del nostro mondo moderno.

Il cuore secerne pesino la propria adrenalina, quando ne ha bisogno. Sintetizza da solo anche altri ormoni che si pensava fossero prodotti unicamente dal cervello e che hanno un’influenza diretta sul comportamento emozionale. Produce fra gli altri l’ossitocina, o “ormone dell’amore”, che viene liberata in grandi quantità dal cuore stesso, quando una persona prova amore per qualcuno. E’ quindi possibile che le nostre reazioni emozionali non utilizzino unicamente i circuiti che hanno sede nel cervello della testa, ma prenda un’altra strada, passando direttamente per il cervello del cuore.

 La comunicazione biofisica
Il cuore, infaticabile pompa, invia ad ogni battito una potente pressione sanguigna in tutto il corpo. Ora, si è riusciti a rilevare che l’attività elettrica del cervello è molto sensibile all’attività del cuore e che esiste una relazione diretta tra l’arrivo al cervello delle onde di pressione sanguigna provenienti dal cuore e l’attività delle onde cerebrali. Si è osservata, in particolare, una relazione diretta tra le pressione sanguigna, la respirazione e alcuni ritmi del sistema nervoso autonomo. Sembra che il ritmo cardiaco e le sue variazioni siano per il cuore un mezzo privilegiato per inviare i suoi messaggi non solo al cervello, ma anche direttamente a tutto il resto del corpo, senza aver bisogno del “permesso” del cervello. Questo fenomeno può essere misurato.

 La comunicazione energetica
Il cuore possiede un campo elettromagnetico, cinquemila volte più forte di quello del cervello e di fatto più potente di quello di tutti gli altri organi. Il cuore produce da quaranta a sessanta volte più bioelettricità del cervello, organo collocabile solo in seconda posizione in questo campo. Questa energia elettrica pervade tutte le cellule del corpo fisico, creando un legame particolare tra esse. Tale interazione magnetica ha permesso ai ricercatori di spiegare in modo più preciso il complesso effetto dell’attività cardiaca sulle onde cerebrali, che non poteva essere spiegata dagli altre tre tipi di comunicazione. È interessante che l’aspetto di questo campo reagisca agli stati emozionali: si è osservato che, quando si è turbati (paura, stress, frustrazione, ecc.), il campo diventa caotico e disordinato. In termini scientifici, si parla allora di uno “spettro incoerente”. Invece, quando si provano stati di apprezzamento gratitudine, compassione, perdono, il campo assume un aspetto molto più ordinato. Si ottiene il cosiddetto “spettro coerente”.

La ricerca ha constatato che i segnali elettromagnetici generati dal cuore hanno la capacità di influenzare le altre persone intorno a noi. I dati di IHM indicano che il segnale del cuore di una persona può influenzare le onde cerebrali degli altri, e che quando due persone interagiscono può avvenire una sincronizzazione cuore-cervello. Infine, sembra che gli individui che aumentano la propria coerenza psicofisiologica, diventano più sensibili ai segnali elettromagnetici sottili comunicati da coloro che li circondano. Presi insieme, questi risultati suggeriscono che la comunicazione cardio-elettromagnetica può essere una fonte (poco nota) di scambio di informazioni tra le persone, e che questo scambio è fortemente influenzato dalle nostre emozioni. Quando le persone si toccano o si trovano in prossimità, il segnale del battito cardiaco di una persona è registrato nelle onde cerebrali dell’altro.

Il concetto di scambio energetico tra individui è centrale per molte tecniche di guarigione. Questo concetto è stato spesso contestato dalla scienza occidentale a causa della mancanza di un meccanismo plausibile che spiegasse la natura di questa energia o come potesse influenzare o agevolare il processo di guarigione. Il fatto che il cuore generi il campo elettromagnetico più forte prodotto dal corpo, insieme ai risultati che indicano che questo campo si modifichi e raggiunga armonia e coerenza nel momento in cui le persone risiedono in uno stato di amore e cura, ha spinto la ricerca ad indagare sulla possibilità che il campo generato dal cuore possa contribuire significativamente a questo scambio di energia.

Il riconoscimento da parte della comunità scientifica di una tale forma di comunicazione profonda, rappresenta un ulteriore passo nella scoperta delle basi fisiologiche sottili ed energetiche che intercorrono tra le persone. I risultati hanno innumerevoli implicazioni, e invitano ad una continua esplorazione scientifica del rapporto tra emozioni, fisiologia e interazioni umane.

Claudia Galli

Allegato da scaricare science_of_the_heart

Fonte: http://www.claudiagalli.it/1/interazioni_testa_cuore_9458942.html

L’origine dell’ansia è nel cervello

Uno studio italiano svela l’origine dell’ansia, un disturbo che deriverebbe da un difetto di comunicazione delle aree cerebrali che controllano lo stress e le emozioni negative. Il panico inizia quando due parti dell’emisfero non comunicano tra di loro.

Ansia. Michele Micheletti

Apprensione, paura, difficoltà di concentrazione. Sono questi i più frequenti disturbi associati all’ansia, un problema che affligge il 2-3% della popolazione. Uno condotto dall’Irccs Medea di San Vito al Tagliamento, in collaborazione con le università di Udine e di Verona, sembra essere riuscito a chiarire le cause dell’ansia generalizzata.

All’origine sembrerebbe esserci un difetto di comunicazione tra diverse aree del cervello. Le zone prese in esame dai ricercatori sono quelle che controllano la risposta allo stress e le emozioni negative, situate nell’emisfero destro del cervello.

“Le aree parietali e callosali posteriori dell’emisfero destro si sa che partecipano alla percezione sociale e al riconocimento del proprio corpo nello spazio”, chiarisce Paolo Brambilla, 39 anni, coordinatore del team responsabile della ricerca, pubblicata sulla rivista dell’Università di Cambridge “Psychological medicine”.

Gli studiosi hanno inoltre indagato l’interconnessione tra queste parti dell’encefalo. “Abbiamo applicato una metodica relativamente nuova, in collaborazione con l’istituto di radiologia dell’università di Udine, che permette di compiere degli studi di connettività tra le varie aree del cervello”, spiega Brambilla.

Hanno potuto così identificare il livello di “dialogo” tra 2 aree specifiche dell’emisfero destro, il corpo calloso destro e la corteccia parietale. Per farlo, e ottenere informazioni sull’organizzazione microstrutturale dei tessuti nella sostanza bianca, la porzione del sistema nervoso responsabile del collegamento e della diffusione dei segnali nervosi, i ricercatori hanno scelto il coefficiente di diffusione dell’acqua (Adcs, Apparent diffusion coefficients), un indicatore che descrive quanto l’acqua si diffonde all’interno di un tessuto.

L’indagine è stata realizzata tramite una sessione di imaging con risonanza magnetica, su un campionedi 12 malati e 15 sani. Soltanto nei pazienti sarebbe stata rilevata l’alterazione nella connettività tra i tessuti.

E le scoperte potrebbero continuare: “con sequenze più sofisticate potremo sicuramente svolgere indagini ancora più approfondite, raccogliendo dati più precisi sull’origine di questo disturbo”, conclude Brambilla.

https://www.farman.it/News/Salute/658/Lorigine-dellansia-e-nel-cervello.html