Public Speaking Evolution 20-21-22 ottobre 2017

Nel 2000 novantuno su cento dei più importanti manager al mondo dichiaravano che saper comunicare efficacemente rappresentava la capacità più importante per svolgere il loro ruolo.

Public Speaking Evolution, edizione mese di ottobre 2017: 20-21-22 ottobre. Formula resident full immersion.

Richiedi la brochure del corso e le informazioni di cui necessiti:  publicspeakingevolution@@gmail.com Cell: 3357087665

Intenzione e Creazione della Propria Realtà: le Potenzialità Nascoste. Parte prima

L’intenzione è un’attività legata ai contesti dell’efficacia, proprio come lo è la stessa comunicazione, materia della quale ci occupiamo direttamente. Nel senso di attività mentale efficace, l’intenzione richiede una  iniziale focalizzazione del pensiero, seguita da quello che possiamo definire come abbandono:  lasciar andare, sia il sé che lo stesso risultato che cerchiamo di conseguire. L’intenzione per manifestare la sua potenza e raggiungere il suo scopo deve essere privata dell’attaccamento, della parte legata al desiderio. La forte concentrazione di pensiero è alquanto necessaria e costituisce la parte principale di questa attività e la bella notizia è che può essere espressa da tutti non solo da monaci tibetani e guaritori.

“L’intento dovrebbe essere un obiettivo o uno scopo estremamente specifico, che dovreste visualizzare con l’occhio della mente, come se si fosse già realizzato, mentre siete in uno stato di focalizzazione concentrata e di iperconsapevolezza”

Mc Taggart

Tuttavia anche se le prove scientifiche suggeriscono che questa facolta del nostro essere è effettivamente recuperabile ed attuabile, vedasi gli esercizi di visualizzazione compiuti dagli atleti prima di affrontare una prestazione sportiva, per essere effettivamente “trasmettitori di intenzione” efficaci è necessario diventare più “coerenti”, nel senso scientifico del termine (coeseione, congruità e compatezza).Schermata 2017-06-26 alle 18.07.29

La coerenza mentale è uno stato dell’essere che si raggiunge con l’interruzione dei pensieri frammentari e discordanti. Si diventa coerenti quando impariamo a fermare il tumulto delle voci interne che si focalizzano continuamente su passato e futuro allontanandoci dal momento presente. Ebbene si, l’individuo che raggiunge la coerenza mentale raggiunge la centratura e di conseguenza un elevato stato di magnetismo individuale.

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Public Speaking Evolution, ottobre 2017, iscrizioni ed informazioni

Per potenziare le proprie facoltà legate all’intenzione è necessario rallentare le onde cerebrali fino al raggiungimento di uno stato di leggera meditazione (produzione di onde ALFA, 8-13 Hz). Per entrae in questo stato risulta efficace l’utilizzo di ancore psicologiche specifiche: focalizzazione sul respiro, ripetere un mantra, ascoltare musica fortemente ripetitiva come Bach, note singole come quelle prodotte da particolari strumenti etnici. La pratica e la consapevolezza permetteranno di conseguire ottimi risultati.

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Public Speaking Evolution, ottobre 2017, iscrizioni ed informazioni

 

Michele Micheletti

 

Dove avviene la comunicazione?

Per me il cervello non è altro che lo stomaco del cuore – ma bisogna avere uno stomaco buono. Il cervello deve digerire ciò che il cuore accetta.
Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi, 1869/89

 

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Percentualmente il 38%, della comunicazione che risuona in questo emisfero, è costituito dal tono della voce e il 55% dalla mimica e dal linguaggio del corpo, per un totale effettivo del 93%.  Il restante 7% viene gestito dalla parte sinistra del cervello, caratterizzata dai processi logici, sede dei processi linguistici e quindi delle parole. Risulta molto evidente che se vogliamo gestire una comunicazione efficace è necessario interagire efficacemente con l’inconscio.
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Prima o poi capita a tutti di incontrare persone che pur sostenendo brillanti discorsi e fantastiche conferenze alla fine non ci convincono poi più di tanto. Registriamo una quantità impressionante di informazioni che sfuggono alla parte razionale del nostro cervello e che comunque vengono elaborate dalla nostra parte emotiva. È proprio quest’ultima che ci spinge a provare simpatia o meno per il nostro interlocutore e a far si che la nostra comunicazioni rientri in un confine di efficacia. Ogni individuo vibra ed emette una sua specifica frequenza, è importante entrare in sintonia con l’emisfero destro proprio per attivare quel processo di sintonizzazione sull’altro indispensabile per un interscambio di performance. Possiamo tutti imparare e sperimentare questo tipo di super-comunicazione, Public Speaking Evolution è un percorso studiato per consentire al praticante di arrivare a questo livello di percettività.
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Buone vibrazioni a tutti!
Michele Micheletti

Public Speaking Evolution. Edizione aprile 2017

Il parlare in pubblico (Public Speaking) è a tutti gli effetti una disciplina che richiede comprensione, applicazione, discernimento e grande costanza.
Si tratta di un cammino personale fatto di perfezionamento delle proprie energie di base al fine di raggiungere un alto stato di vitalità e vigore psico-fisico.
Questa nuova condizione consente al relatore di essere magnetico, centrato e produttore di interesse.

Il relatore capace ed evoluto, riesce a sviluppare un forte collegamento tra chi parla e chi ascolta. Purtroppo questa condizione non è prerogativa di tutti. Non sempre riusciamo a generare un contatto efficace con la nostra platea e ad ottenere un feedback positivo.

L’ansia di dimostrare qualcosa è la peggiore nemica di un relatore così come lo sono la paura del pubblico, il desiderio di prevalere su chi ascolta, l’arroganza e l’ingratitudine. Tutte queste caratteristiche, decisamente negative, si manifestano molto spesso con intensità diverse e mix articolati contribuendo alla disconnessione tra le intenzioni dell’audience e quelle del public speaker.

Il metodo Good Vibes, frutto di molti anni di esperienza sul campo, osservazione e pratica costante, ci ha consentito di sviluppare un approccio al Public Speaking totalmente innovativo e rivoluzionario. Parliamo di un metodo basato sulla gestione del profilo energetico del relatore, una nuova visione in grado di spostare tutta la struttura degli atteggiamenti e del comportamento dal sembrare all’essere, favorendo la naturale connessione ed un forte e persistente legame con il pubblico.

 

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Migliorare noi stessi per migliorare il mondo in cui viviamo, ispirando momenti di ottimismo e felicità per permettere a tutti di poter fare la differenza.

Public Speaking Evolution, richiedi informazioni: publicspeakingevolution@gmail.com

La dieta del Public Speaker. L’importanza degli stati d’animo.

L’uomo è ciò che mangia

Ludwig Feuerbach

In base a ciò che l’uomo mangia di conseguenza pensa, il pensiero determina gli atteggiamenti profondi della persona che si manifestano a loro volta attraverso la loro parte visibile costituita dai comportamenti. Ciò che entra nel nostro organismo attraverso l’alimentazione, l’acqua, l’aria, il pensiero degli altri e tanto altro, costruisce il nostro organismo psico-fisico-comportamentale.

Hai deciso di parlare in pubblico. Ti piace sentire il contatto con il pubblico, lo scroscio dell’applauso al termine della tua performance, gli occhi interessati delle persone che ti guardano mentre spieghi. Hai un dovere, essere interessante. Per poterlo diventare necessiti di uno stato d’animo produttivo che possa orientarti verso un comportamento empatico. Questo territorio della psiche coincide con quello della felicità, della serenità interiore e della coscienza realizzata.

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Siamo così facilmente influenzabili: il clima, il tempo atmosferico, le opinioni degli altri. Anche il cibo che mangiamo influenza il nostro umore, ma anche lo stato d’animo può influenzare la scelta dei cibi che andremo a consumare. Il mangiare una grande varietà di ortaggi, frutta fresca e secca, semi oleaginosi, cereali integrali, legumi, pesci di piccole dimensioni e occasionalmente delle uova, per esempio, è associato ad una diminuzione degli sbalzi d’umore, depressione e ansia. E il contrario vale per una dieta basata su cibi ricchi di zucchero raffinato, farine raffinate, elevati livelli di zuccheri e grassi in associazione(dolci o pasticcini), peggiorata magari da un elevato consumo di caffeina o alcool.

I nutrienti presenti nei cibi sani sembrano lavorare in sinergia per indurre il cervello a produrre ormoni favorevoli come la serotonina,  associata a un miglioramento dell’umore e a sensazioni di relax. Mangiare cibi che mantengono un livello costante di zucchero nel sangue entro la gamma appropriata, come i cereali integrali, aiuta a stabilizzare l’umore. Le persone con uno stato mentale negativo sono più propense a scegliere cibi zuccherati, grassi o salati – indulgenza o comodità – rispetto a quelli nutrienti.

La maniera in cui si digerisce decide quasi sempre del nostro modo di pensare.
(Voltaire)

Gli effetti positivi degli alimenti consolatori hanno effetti fugaci possono aumentare l’energia e migliorare l’umore a breve termine. Per alcune persone, tali effetti possono spesso essere seguiti da sensi di colpa (sappiamo benissimo cosa ci fa bene e cosa ci arreca danno) e un conseguente calo di umore. Questo può innescare un maggiore consumo di cibi non buoni e creare un circolo vizioso.

Ma alla fine è il consumo di cibi particolari a portare al cambiamento di umore o è il nostro stato d’animo il fattore predominante nel determinare il cibo che scegliamo di mangiare?  Quello che possiamo dire con sicurezza è che una dieta equilibrata può conferire benefici per la salute non solo fisica, ma anche una migliore salute mentale attraverso un miglioramento dell’umore. Provate a mangiare diversamente e meglio, il vostro pubblico vi ringrazierà e sarete molto più performanti.

Michele Micheletti

Public Speaking Evolution. Nuova edizione 9-10-11 febbraio 2017

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Il parlare in pubblico (Public Speaking) è a tutti gli effetti una disciplina che richiede comprensione, applicazione, discernimento e grande costanza. Si tratta di un cammino personale fatto di perfezionamento delle proprie energie di base al fine di raggiungere un alto stato di vitalità e vigore psico-fisico. Questa nuova condizione consente al relatore di essere magnetico, centrato e produttore di interesse.

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Il relatore capace ed evoluto, riesce a sviluppare un forte collegamento tra chi parla e chi ascolta. Purtroppo questa condizione non è prerogativa di tutti. Non sempre riusciamo a generare un contatto efficace con la nostra platea e ad ottenere un feedback positivo.

L’ansia di dimostrare qualcosa è la peggiore nemica di un relatore così come lo sono la paura del pubblico, il desiderio di prevalere su chi ascolta, l’arroganza e l’ingratitudine. Tutte queste caratteristiche, decisamente negative, si manifestano molto spesso con intensità diverse e mix articolati contribuendo alla disconnessione tra le intenzioni dell’audience e quelle del public speaker.

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Il metodo Good Vibes, frutto di molti anni di esperienza sul campo, osservazione e pratica costante, ci ha consentito di sviluppare un approccio al Public Speaking totalmente innovativo e rivoluzionario. Parliamo di un metodo basato sulla gestione del profilo energetico del relatore, una nuova visione in grado di spostare tutta la struttura degli atteggiamenti e del comportamento dal sembrare all’essere, favorendo la naturale connessione ed un forte e persistente legame con il pubblico.

Migliorare noi stessi per migliorare il mondo in cui viviamo, ispirando momenti di ottimismo e felicità per permettere a tutti di poter fare la differenza.

“Nell’oratoria la più grande arte è nascondere l’arte”

Jonathan Swift

Michele Micheletti

10 minuti di contatto visivo sono sufficienti per alterare il nostro livello di coscienza

È possibile indurre in noi stessi uno stato di alterazione della coscienza con un metodo semplicissimo e senza l’utilizzo di alcun farmaco o sostanza proibita.                             Fissando gli occhi di qualcuno per almeno 10 minuti è possibile indurre o essere indotti in uno stato di allucinazione davvero incredibile nei suoi effetti (Strange-face illusions during inter-subjective gazing. Giovanni B. Caputo. Consciousness and Cognition
Volume 22, Issue 1, March 2013, Pages 324–329).

Il contatto oculare costituisce un ottimo modo per favorire l’intimità,  molti dei nostri sentimenti possono essere espressi attraverso i nostri occhi. Quando si effettua il contatto visivo diretto con qualcuno,  ci scolleghiamo temporaneamente dalla nostra “bolla” di confidenza ambientale naturale. Questo accade perché quando fissiamo un punto fisso per un periodo prolungato di tempo, i dettagli della nostra visione periferica a poco a poco tendono a scomparire. Questi sentimenti di dissociazione sono descritti dal fenomeno dissolvenza di Troxler (Troxler’s fading phenomenon).

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Lo psicologo Giovanni Caputo  dell’Università di Urbino  ha cercato di esplorare cosa succede quando due persone guardano l’uno  negli occhi dell’altro per un periodo prolungato di tempo. Lo studio è stato ben condotto in modo articolato e completo, i risultati che ne emergono ci fanno davvero pensare.  Il 90 per cento dei volontari riportavano di aver sperimentato dei cambiamenti nel volto della persona che stavano fissando ammettendo di aver visto il viso del proprio partner deformarsi. Il 75 per cento dichiarava di aver visto esseri mostruosi, e il 15 per cento di aver visto i tratti del volto di un parente apparire su quello del proprio partner nell’esperimento. Lo studio si era svolto, volontariamente, in condizioni di bassa intensità luminosa (Caputo GB. Dissociation and hallucinations in dyads engaged through interpersonal gazing. Psychiatry Research. 2015).

Questi incredibili risultati coincidono con quelli dello studio, sempre di Caputo ma del 2010, dove i partecipanti dopo aver fissato se stessi per 10 minuti riflessi in uno specchio in condizioni di scarsa illuminazione, dichiaravano di  essere incorsi in  allucinazioni in meno di un minuto.  I loro volti cominciavano a deformarsi e a cambiare: chi assomigliava a un qualche animale, a mostri, a membri della famiglia anche defunti. Questi strani effetti si sono rivelati ancora più drammatici quando lo specchio stesso veniva scambiato per un’altra persona.

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Anche se non è ancora noto il motivo per cui si verificano le allucinazioni, Caputo suggerisce che la  probabile causa possa essere ritrovata nella deprivazione sensoriale. Le allucinazioni cominciano a manifestarsi non appena il cervello torna alla realtà dopo essere stato privato della sensorialità che lo collega alla realtà, in questo modo la mente invia pensieri inconsci che si riflettono sul volto della persona osservata.

Prossimamente aggiungeremo qualche altro tassello a questo affascinante argomento legato alle possibilità della fissità dello sguardo.

Michele Micheletti

 

 

Bohm e il “velo di Maya”, l’universo nella mano

I concetti quantici implicano che il mondo agisce più come un’unità indivisibile, in cui anche la natura “intrinseca”di ciascuna parte (onda o particella) dipende in un certo grado dalla sua relazione con ciò che la circonda”

David Bohm

In base al noto Principio di Indeterminazione di Heisenberg, la teoria quantistica tradizionale affermava che non poteva esserci la possibilità di determinare la traiettoria di una particella elementare dal momento che non è possibile conoscere contemporaneamente ad ogni istante la sua posizione e la sua velocità. È possibile conoscere la traiettoria di un razzo lanciato nello spazio, secondo i canoni di predicibilità della meccanica newtoniana, ma la traiettoria di una particella (elettrone) può essere predetta solo con tecniche probabilistiche e non meccanicistiche.

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Questo concetto è alla base dell’equazione di Schrödinger che grazie alla funzione d’onda riesce a calcolare la probabilità di trovare una certa particella in un determinato punto dello spazio. Questa interpretazione probabilistica rappresenta però solo la media degli eventi subatomici che accadono in un sistema il cui dominio è profondo e ancora non chiaro.

L’interpretazione fornita da Bohm, secondo i principi di causalità, non prevede che la funzione d’onda fornisca la più completa descrizione possibile della realtà prevedendo la reale esistenza di particelle e di campi,investigando sul come un elettrone si comporti talvolta come particella e talvolta come onda e cosa possa essere a guidarlo nella sua traiettoria. Quindi prendendo spunto dal concetto di onda pilota di De Broglie, Bohm riformula l’equazione di Schrödinger sul moto dell’elettrone utilizzando una speciale funzione d’onda che tenesse conto di un parametro cruciale, il POTENZIALE QUANTICO, in grado di trasformare la meccanica quantistica da teoria probabilistica in teoria deterministica.

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Il potenziale quantico, portando un carico di informazione dall’ambiente globale e fornendo dirette connessioni non-locali (istantanee) tra i sistemi quantistici, riesce a far assumere alla particella elettrone un moto determinato e non più casuale. Il potenziale quantico guida la particella in una traiettoria precisa e determinabile. I misteri sul come questo potesse accadere rimanevano comunque presenti ma la idealizzazione di una forza non visibile in grado di muovere e organizzare tutte le particelle dell’universo apriva dei confini mai fino ad allora indagati.

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Nella metafora della nave Bohm sintetizza lo sdoppiamento della sua teoria. L’elettrone potrebbe essere rappresentato come una nave che arriva dritta in porto grazie alla potenza dei suoi motori (meccanica classica) ma guidata da segnali emessi dal radar (potenziale quantico). La potenza dei motori muove l’intera nave ma la sua rotta è determinata dai segnali radar. L’energia associata a questi segnali è trascurabile rispetto alla potenza dei suoi motori, ma la ricchezza di informazioni contenuta nel segnale porta la nave in porto. Il potenziale quantico è quindi un’energia debole altamente informata in grado di dare forma ad un’energia “grezza” non formata”.

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In questa nuova visione coesistono quindi, nella struttura della realtà cosmica, due fattori determinanti: una struttura di forze che governano la materia e un apparato di guida che fornisce al mondo della materia l’informazione per come conformarsi.

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Il potenziale quantico risulta alla fine essere lo spirito della materia vivente e non vivente, un sistema infinito dotato di coscienza creatrice in grado di guidare la materia e l’energia disponendo delle sue particelle più piccole. Il mondo della materia e quello della mente risultano così intimamente connesse da formare un’unica totalità. Ne risulta una realtà illusoria che già la filosofia Tantrica definiva come il Velo di Maya e il nostro errore più grande nel non percepire questo velo illusorio risiede nel fatto che noi continuiamo a percepire noi stessi come separati dal mondo che ci circonda (percorso di consapevolezza).

Quando con gli esiti dell’esperimento EPR (Paradosso Einstein, Podolsky e Rosen), risultò che particelle subatomiche lontane le une dalle altre erano in grado di comunicare tra loro in modi che non possono essere spiegati con l’emissione di segnali che viaggiano alla velocità della luce, la dimensione del potenziale quantico risultò immediatamente essere il mezzo effettivo in grado di rispondere alle “variabili nascoste” del nuovo dominio. Le particelle comunicano tra loro anche a grandi distanze perchè la loro separazione altro non è che un’illusione che con la teorizzazione dell’ordine implicato Bohm cercherà di formalizzare (non dal punto di vista matematico) negli anni a seguire.

http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__bohm.php

Michele Micheletti

 

Bisogni, Motivazione, Forza e Potere

L’evoluzione della nostra personalità, concetto legato alla struttura dell’ego espresso in tutte le sue forme, si estende in scala con la natura delle nostre necessità. La teoria di una gerarchia di motivazioni che si muove dalle più basse (originate da bisogni primari – fisiologici) a quelle più alte (volte alla piena realizzazione del proprio potenziale umano – autorealizzazione) viene determinata dalla motivazione che l’individuo riesce a coltivare come forma di vero potere e che diventa molto più importante, in un contesto evoluto, rispetto alla pura forza modello di un ambiente fatto di competizione fisica per una sopravvivenza istintuale.

In questa pagina cercheremo di fare una correlazione tra il notissimo lavoro del 1954 (Motivazione e Personalità) di Abraham Maslow, esponente di spicco della “psicologia umanistica”, e quello del 1994 (Power vs Force) dello psichiatra David Hawkins co-autore con il premio Nobel Linus Pauling di “Orthomolecular Psychiatry” edito negli anni settanta.

La teoria di Maslow sulla motivazione

Il punto di vista di Maslow si può riassumere in una serie di assiomi:

– l’uomo è un essere complesso in cui le diverse componenti si influenzano reciprocamente nel definire la sua globalità. Ciò significa che un bisogno che nasce in una sfera (fame) si ripercuote su tutta la persona complessivamente;

– i bisogni delle persone sono di diversa natura: si va da quelli fisiologici a quelli più psicologici e possono variare da individuo ad individuo;

– le motivazioni sono elementi essenziali della natura umana. Se ne ritrovano in tutte le culture, anche se l’ordine di importanza dato a queste motivazione può avere una matrice sociale/culturale;

i bisogni e le motivazioni si organizzano gerarchicamente.

(http://www.crescita-personale.it/la-motivazione/1725/maslow-motivazione/1967/a)

Maslow e la piramide della motivazione

L’ultimo punto del pensiero teorico di Maslow sulla motivazione merita di essere sviluppato perché è alla base della famose piramide della motivazione che è forse il contributo più famoso di questo autore. Le motivazioni possono essere raggruppati in una serie di livelli gerarchici che Maslow ha rappresentato in una piramide. Alla base ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza e salendo sulla piramide si incontrano i bisogni più immateriali. La relazione gerarchica tra le motivazioni è tale per cui se i bisogni primari non sono stati soddisfatti, non si avverte il bisogno di quelli ai livelli più alti. Vediamo quali sono questi bisogni:

– bisogni fisiologici legati alla sopravvivenza dell’individuo (fame, sete, riproduzione, ecc.) che devono essere soddisfatti per poter ‘pensare’ ad altro;

– bisogni legati alla sicurezza, cioè all’appartenenza ad un gruppo. Sono tipici del periodo evolutivo quando si ricerca la protezione e la dipendenza da un adulto più esperto, ma rientrano poi nell’adulto che vuole una propria posizione sociale all’interno di gruppi più o meno grandi (famiglia, amici, lavoro, ecc.);

– bisogno di affetto e di essere benvoluto all’interno della comunità sociale;

– bisogno di stima da parte delle comunità, cioè essere considerato un membro degno e apprezzato dagli altri;

– bisogno di autorealizzazione. Si tratta di un’aspirazione individuale al raggiungimento di un obiettivo che mira a sfruttare in pieno tutte o alcune nostre qualità.

Piramide dei bisogni

David Hawkins, dopo anni di ricerche, intuizioni, esperimenti, analizza  il fenomeno della coscienza collettiva condivisa, che lui chiama spiritus mundi, una sorta di “database della coscienza” che condiziona positivamente o negativamente a livello inconscio le nostre energie sottili e, di conseguenza, il nostro modo di pensare, comportarci, prendere decisioni. Quella che propone Hawkins è una reinterpretazione radicale del comportamento umano tramite il disvelamento dei campi energetici invisibili che lo controllano.

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I modi in cui i vari livelli della coscienza umana si esprimono sono estremamente vari e di immensa portata, e i loro effetti sono sia grossolani che sottili. Tutti i livelli al di sotto di 200 sono distruttivi per l’individuo e per la società; al di sopra di 200 sono espressioni costruttive di potere. Il livello cruciale 200 è il confine tra le aree della forza (o falsità) e del potere (o verità).

Power vs Force

In sintesi potrebbe essere giustificabile il pensare che la via di crescita della consapevolezza individuale, caratterizzata dall’abbandono della forza come istintualità in cui gli esseri viventi vedono il loro futuro come destino e non come possibilità, si muove verso l’evoluzione della scoperta del potere come coscienza di se stessi e delle proprie possibilità. Nella sfera del potere l’individuo matura la consapevolezza di non essere in balia della natura, ma di poter creare il suo futuro condizionandolo. In questa ascesa di dimensione del potere come consapevolezza anche i desideri verticalizzano una loro evoluzione per cui un individuo evoluto è conscio del proprio potere di autodeterminazione, i suoi desideri si muoveranno nell’ordine della moralità e dell’accettazione senza pregiudizi, e la motivazione che lo guida è strettamente intenzionale (La scienza dell’intenzione, Tlynne Mc Aggart).

Michele Micheletti