Public Speaking Evolution. Nuova edizione 9-10-11 febbraio 2017

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Il parlare in pubblico (Public Speaking) è a tutti gli effetti una disciplina che richiede comprensione, applicazione, discernimento e grande costanza. Si tratta di un cammino personale fatto di perfezionamento delle proprie energie di base al fine di raggiungere un alto stato di vitalità e vigore psico-fisico. Questa nuova condizione consente al relatore di essere magnetico, centrato e produttore di interesse.

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Il relatore capace ed evoluto, riesce a sviluppare un forte collegamento tra chi parla e chi ascolta. Purtroppo questa condizione non è prerogativa di tutti. Non sempre riusciamo a generare un contatto efficace con la nostra platea e ad ottenere un feedback positivo.

L’ansia di dimostrare qualcosa è la peggiore nemica di un relatore così come lo sono la paura del pubblico, il desiderio di prevalere su chi ascolta, l’arroganza e l’ingratitudine. Tutte queste caratteristiche, decisamente negative, si manifestano molto spesso con intensità diverse e mix articolati contribuendo alla disconnessione tra le intenzioni dell’audience e quelle del public speaker.

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Il metodo Good Vibes, frutto di molti anni di esperienza sul campo, osservazione e pratica costante, ci ha consentito di sviluppare un approccio al Public Speaking totalmente innovativo e rivoluzionario. Parliamo di un metodo basato sulla gestione del profilo energetico del relatore, una nuova visione in grado di spostare tutta la struttura degli atteggiamenti e del comportamento dal sembrare all’essere, favorendo la naturale connessione ed un forte e persistente legame con il pubblico.

Migliorare noi stessi per migliorare il mondo in cui viviamo, ispirando momenti di ottimismo e felicità per permettere a tutti di poter fare la differenza.

“Nell’oratoria la più grande arte è nascondere l’arte”

Jonathan Swift

Michele Micheletti

10 minuti di contatto visivo sono sufficienti per alterare il nostro livello di coscienza

È possibile indurre in noi stessi uno stato di alterazione della coscienza con un metodo semplicissimo e senza l’utilizzo di alcun farmaco o sostanza proibita.                             Fissando gli occhi di qualcuno per almeno 10 minuti è possibile indurre o essere indotti in uno stato di allucinazione davvero incredibile nei suoi effetti (Strange-face illusions during inter-subjective gazing. Giovanni B. Caputo. Consciousness and Cognition
Volume 22, Issue 1, March 2013, Pages 324–329).

Il contatto oculare costituisce un ottimo modo per favorire l’intimità,  molti dei nostri sentimenti possono essere espressi attraverso i nostri occhi. Quando si effettua il contatto visivo diretto con qualcuno,  ci scolleghiamo temporaneamente dalla nostra “bolla” di confidenza ambientale naturale. Questo accade perché quando fissiamo un punto fisso per un periodo prolungato di tempo, i dettagli della nostra visione periferica a poco a poco tendono a scomparire. Questi sentimenti di dissociazione sono descritti dal fenomeno dissolvenza di Troxler (Troxler’s fading phenomenon).

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Lo psicologo Giovanni Caputo  dell’Università di Urbino  ha cercato di esplorare cosa succede quando due persone guardano l’uno  negli occhi dell’altro per un periodo prolungato di tempo. Lo studio è stato ben condotto in modo articolato e completo, i risultati che ne emergono ci fanno davvero pensare.  Il 90 per cento dei volontari riportavano di aver sperimentato dei cambiamenti nel volto della persona che stavano fissando ammettendo di aver visto il viso del proprio partner deformarsi. Il 75 per cento dichiarava di aver visto esseri mostruosi, e il 15 per cento di aver visto i tratti del volto di un parente apparire su quello del proprio partner nell’esperimento. Lo studio si era svolto, volontariamente, in condizioni di bassa intensità luminosa (Caputo GB. Dissociation and hallucinations in dyads engaged through interpersonal gazing. Psychiatry Research. 2015).

Questi incredibili risultati coincidono con quelli dello studio, sempre di Caputo ma del 2010, dove i partecipanti dopo aver fissato se stessi per 10 minuti riflessi in uno specchio in condizioni di scarsa illuminazione, dichiaravano di  essere incorsi in  allucinazioni in meno di un minuto.  I loro volti cominciavano a deformarsi e a cambiare: chi assomigliava a un qualche animale, a mostri, a membri della famiglia anche defunti. Questi strani effetti si sono rivelati ancora più drammatici quando lo specchio stesso veniva scambiato per un’altra persona.

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Anche se non è ancora noto il motivo per cui si verificano le allucinazioni, Caputo suggerisce che la  probabile causa possa essere ritrovata nella deprivazione sensoriale. Le allucinazioni cominciano a manifestarsi non appena il cervello torna alla realtà dopo essere stato privato della sensorialità che lo collega alla realtà, in questo modo la mente invia pensieri inconsci che si riflettono sul volto della persona osservata.

Prossimamente aggiungeremo qualche altro tassello a questo affascinante argomento legato alle possibilità della fissità dello sguardo.

Michele Micheletti