Bohm e il “velo di Maya”, l’universo nella mano


I concetti quantici implicano che il mondo agisce più come un’unità indivisibile, in cui anche la natura “intrinseca”di ciascuna parte (onda o particella) dipende in un certo grado dalla sua relazione con ciò che la circonda”

David Bohm

In base al noto Principio di Indeterminazione di Heisenberg, la teoria quantistica tradizionale affermava che non poteva esserci la possibilità di determinare la traiettoria di una particella elementare dal momento che non è possibile conoscere contemporaneamente ad ogni istante la sua posizione e la sua velocità. È possibile conoscere la traiettoria di un razzo lanciato nello spazio, secondo i canoni di predicibilità della meccanica newtoniana, ma la traiettoria di una particella (elettrone) può essere predetta solo con tecniche probabilistiche e non meccanicistiche.

Bohm e il %22velo di Maya%22, i presupposti fisici di come possiamo creare il nostro universo

Questo concetto è alla base dell’equazione di Schrödinger che grazie alla funzione d’onda riesce a calcolare la probabilità di trovare una certa particella in un determinato punto dello spazio. Questa interpretazione probabilistica rappresenta però solo la media degli eventi subatomici che accadono in un sistema il cui dominio è profondo e ancora non chiaro.

L’interpretazione fornita da Bohm, secondo i principi di causalità, non prevede che la funzione d’onda fornisca la più completa descrizione possibile della realtà prevedendo la reale esistenza di particelle e di campi,investigando sul come un elettrone si comporti talvolta come particella e talvolta come onda e cosa possa essere a guidarlo nella sua traiettoria. Quindi prendendo spunto dal concetto di onda pilota di De Broglie, Bohm riformula l’equazione di Schrödinger sul moto dell’elettrone utilizzando una speciale funzione d’onda che tenesse conto di un parametro cruciale, il POTENZIALE QUANTICO, in grado di trasformare la meccanica quantistica da teoria probabilistica in teoria deterministica.

Bohm e il %22velo di Maya%22, i presupposti fisici di come possiamo creare il nostro universo2

Il potenziale quantico, portando un carico di informazione dall’ambiente globale e fornendo dirette connessioni non-locali (istantanee) tra i sistemi quantistici, riesce a far assumere alla particella elettrone un moto determinato e non più casuale. Il potenziale quantico guida la particella in una traiettoria precisa e determinabile. I misteri sul come questo potesse accadere rimanevano comunque presenti ma la idealizzazione di una forza non visibile in grado di muovere e organizzare tutte le particelle dell’universo apriva dei confini mai fino ad allora indagati.

Bohm e il %22velo di Maya%22, i presupposti fisici di come possiamo creare il nostro universo3

Nella metafora della nave Bohm sintetizza lo sdoppiamento della sua teoria. L’elettrone potrebbe essere rappresentato come una nave che arriva dritta in porto grazie alla potenza dei suoi motori (meccanica classica) ma guidata da segnali emessi dal radar (potenziale quantico). La potenza dei motori muove l’intera nave ma la sua rotta è determinata dai segnali radar. L’energia associata a questi segnali è trascurabile rispetto alla potenza dei suoi motori, ma la ricchezza di informazioni contenuta nel segnale porta la nave in porto. Il potenziale quantico è quindi un’energia debole altamente informata in grado di dare forma ad un’energia “grezza” non formata”.

Bohm e il %22velo di Maya%22, i presupposti fisici di come possiamo creare il nostro universo4

In questa nuova visione coesistono quindi, nella struttura della realtà cosmica, due fattori determinanti: una struttura di forze che governano la materia e un apparato di guida che fornisce al mondo della materia l’informazione per come conformarsi.

Bohm e il %22velo di Maya%22, i presupposti fisici di come possiamo creare il nostro universo5

Il potenziale quantico risulta alla fine essere lo spirito della materia vivente e non vivente, un sistema infinito dotato di coscienza creatrice in grado di guidare la materia e l’energia disponendo delle sue particelle più piccole. Il mondo della materia e quello della mente risultano così intimamente connesse da formare un’unica totalità. Ne risulta una realtà illusoria che già la filosofia Tantrica definiva come il Velo di Maya e il nostro errore più grande nel non percepire questo velo illusorio risiede nel fatto che noi continuiamo a percepire noi stessi come separati dal mondo che ci circonda (percorso di consapevolezza).

Quando con gli esiti dell’esperimento EPR (Paradosso Einstein, Podolsky e Rosen), risultò che particelle subatomiche lontane le une dalle altre erano in grado di comunicare tra loro in modi che non possono essere spiegati con l’emissione di segnali che viaggiano alla velocità della luce, la dimensione del potenziale quantico risultò immediatamente essere il mezzo effettivo in grado di rispondere alle “variabili nascoste” del nuovo dominio. Le particelle comunicano tra loro anche a grandi distanze perchè la loro separazione altro non è che un’illusione che con la teorizzazione dell’ordine implicato Bohm cercherà di formalizzare (non dal punto di vista matematico) negli anni a seguire.

http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__bohm.php

Michele Micheletti

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...