Kung Fu e Public Speaking? Tutta questione di equilibrio.


Un relatore sembrerà tanto più sicuro ed efficace nella misura in cui egli sarà tanto più sicuro ed efficace.

Siete di quelli che pensano ancora che un relatore debba stare dietro al leggio che gli viene messo a disposizione? Bene, allora dovete leggere questo articolo.

La presenza scenica (presence) è parte fondamentale della comunicazione e del mestiere del relatore. Questa dote la possiamo acquisire con la pratica, l’allenamento e la concentrazione. Essere coinvolgenti e magnetici è un risultato frutto di disciplina e uno dei requisiti principali per trasmettere questo tipo di suggestione è quello di essere in grande equilibrio, sia dentro che fuori. Occorre infatti un equilibrio mentale necessario ma anche un equilibrio dinamico che ci consentirà di essere così inimitabilmente a nostro agio sulle assi di un palcoscenico davanti ad un pubblico incantato e partecipe.

“…L’equilibrio è il fulcro dell’Universo”.

I parallelismi tra Kung Fu e Public Speaking sono veramente molti, basti pensare che la traduzione letterale del vocabolo Kung Fu significa “abilità acquisita con sacrificio”. Niente di più vero anche per il parlare in pubblico, come ben sappiamo l’adagio recita “non si può parlare in pubblico senza parlare in pubblico”, proprio a testimoniare il fatto che anche questa arte necessita di un lungo periodo di apprendistato e di perfezionamento continuo caratterizzato dal sacrifico.

Il praticante di questa antichissima arte marziale ha come ultimo fine la ricerca dell’equilibrio e dell’armonia con tutto quello che lo circonda, un’armonia che si dispiega non solo nella disciplina fisica ma anche nell’arte, nella filosofia, nell’equilibrata crescita marziale e spirituale. Molti potrebbero pensare che la disciplina del Kung Fu possa essere rivolta meramente all’aspetto tecnico, al combattimento. Non funziona in questo modo. Il fine ultimo è la propria crescita, il perfezionamento e non vi è crescita se la focalizzazione è incentrata sull’avversario e sulla sua sconfitta.

Il Kung Fu, come il Public Speaking, possono essere praticati a vari livelli in base alle scelte che l’individuo vuole fare per la sua esistenza. Il ruolo del “maestro” è veramente molto importante per permettere agli allievi di apprendere senza tensioni e distorsioni la materia in oggetto. La ricerca dell’equilibrio, vera via delle due discipline, passa attraverso l’acquisizione e il raggiungimento della marzialità: un modo di essere e di vivere con consapevolezza la propria dimensione di praticante di Kung Fu ma anche di Public Speaker. La marzialità si acquisisce con l’assidua frequentazione della materia e anche se, per quanto riguarda il parlare in pubblico, il concetto potrebbe sembrare leggermente esagerato, possiamo tranquillamente e senza ombra di dubbio poter testimoniare che non è affatto così. La marzialità è un contesto di dignità e stato di coscienza consapevole che si raggiunge con la pratica fisica e del pensiero, si tratta di una struttura psicofisica che ci permette di contenere il rispetto, la conoscenza, la gratitudine, il senso del limite, l’ideale di perfezione, l’armonia e la presenza a se stessi.

Il valore atletico del Kung Fu si ritrova nell’educazione e nell’affinamento dei movimenti che devono risultare comunque fluidi, morbidi ed eleganti nella loro veloce e spesso complessa successione di movimenti nei quali la centralità e l’equilibrio del corpo è fondamentale. Se avete seguito uno dei nostri corsi sapete bene che mettiamo molta attenzione nel far capire che un relatore ottiene un effetto professionale, basato sull’ingaggio emozionale del pubblico, solo quando la sua dinamica corporea è affrancata dai condizionamenti di rigidità e formalismo imposti dalle credenze sociali più diffuse. La fluidità dei movimenti  e l’eleganza dell’incedere e dello spostarsi passano attraverso la qualità della respirazione per  arrivare alla scioltezza e alla naturale padronanza dello spazio a disposizione sul palcoscenico. Il risultato che ne conseguirà sarà quello di essere  pienamente in situazione, padroni dello spazio, consapevoli di se stessi in quello spazio e pienamente sintonizzati con gli ascoltatori. La dote principale dell’esplicazione di queste caratteristiche trova le sue profonde radici in un unico concetto: l’equilibrio. Questo ha una duplice caratterizzazione, è sia interno (psicologico) sia esterno (fisico-dinamico). I due ambienti sono strettamente connessi e la loro comprensione è in grado di suggerirci nuovi orizzonti. Abbiamo già trattato dell’importanza del Grounding in questo articolo di cui alleghiamo il link (https://michelemicheletti.com/2015/11/05/il-relatore-cha-fa-la-differenza-e-ben-radicato-considerazioni-sul-grounding-nel-public-speaking/),  ma in questa nuova trattazione  vogliamo sottolineare come in realtà la sicurezza nello stare in una situazione di dialogo con un pubblico passa attraverso dei principi ben evidenziati ed espressi nelle basi della tradizione delle arti marziali ed in questo caso nel Kung Fu.

2

1

3
Alessio Mazzanti insegnate di Wing Chun della scuola Yong Chun Gung Fu di Pisa

manuale-dattore_14_foto-massimiliano-massimelli

Ognuno di noi ha un corpo unico ed irripetibile, fatto di ossa, muscoli, nervi, organi e di un modo altrettanto unico ed irripetibile di farli stare insieme e proiettarli nello spazio.
Lo scopo dell’allenamento non è quello di trasformare questo corpo, di modellarlo facendolo aderire ad un modello. Si tratta invece di raggiungere una condizione che possiamo chiamare “della prontezza”. Rendere cioè il nostro corpo, magro o grasso, agile o lento, in grado di reagire agli stimoli interni ed esterni in modo da renderlo lo strumento e non la gabbia delle nostre emozioni. In tutto il lavoro dell’allenamento si scopre che il principale limite delle nostre possibilità espressive viene da noi stessi, dalla nostra paura, dalla nostra insicurezza, dalla nostra presunzione. L’allenamento ci viene in aiuto portandoci vicini ai nostri limiti, in uno stato di grazia che raramente fa parte della nostra vita quotidiana.

Quando si sfiora il limite, anche il più banale, salta la separazione virtuale tra corpo e mente, e torniamo ad essere un’unica realtà che si confronta con se stessa. Quando si supera il limite, in alcuni rari stati di grazia, si entra in quella condizione che gli psicologi chiamano “del flusso”, che accomuna i mistici estatici delle varie religioni, gli sportivi, gli artisti, gli scienziati. Una condizione in cui, dopo avere a lungo remato, il vento gonfia la vela e la barca sembra partire da sola, proiettandoci al di là dei nostri limiti in una condizione dove, forse, percepiamo la purezza e la semplicità della verità (Appunti di lavoro per i laboratori teatrali nel contesto educativo di Carlo Presotto)

Consapevolezza corporea

Alessio Mazzanti Yon Chun Gung Fu

Consapevolezza corporea

 

Michele Micheletti

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...