Il relatore cha fa la differenza è ben “radicato”. Considerazioni sul grounding nel Public Speaking


Uno degli aspetti di un relatore che maggiormente infastidiscono gli spettatori durante la sua performance riguarda l’ incapacità di “prendere e mantenere la scena”. La presenza scenica è ciò che fa la differenza e che permette di catturare le attenzioni del pubblico, al di là delle doti specifiche e del talento individuale. Il comportamento di rimanere immobile al centro del palco è ormai considerato da principianti, opportuno è, invece, muoversi a ritmo, occupare tutto lo spazio disponibile, in modo da rivolgersi all’universo platea, non solo a quella centrale o nelle prime file. Mettere in atto tutto questo è molto difficile e necessita di un percorso che comincia dall’interno per arrivare poi all’espressione esteriore.

La presenza, in senso antropologico, è intesa come la capacità di conservare nella coscienza le memorie e le esperienze necessarie per rispondere in modo adeguato ad una determinata situazione storica, partecipandovi attivamente attraverso l’iniziativa personale e andandovi oltre attraverso l’azione. La presenza significa dunque esserci come persone dotate di senso, in un contesto dotato di senso (Wikipedia). 

Ogni volta che si sale su un palco (situazione storica) lo facciamo sempre dotati di un senso e lo sforzo per un relatore è concentrarsi nell’esserci perché l’ansia da prestazione da palco tende a portarci fuori dall’esserci come rapiti dentro una gabbia che trattiene le nostre emozioni per la paura del giudizio. Se diamo alla paura e il suo significato ben ristretto e definito, non le daremo la forza di governarci. Abitualmente consideriamo la paura come un nemico, un elemento tra i più difficili da accettare ma dal quale possiamo imparare moltissimo. La paura necessita del massimo del rispetto perché  vuole insegnarci qualcosa. Se il nostro atteggiamento sarà quello del conflitto e dell’opposizione, l’azione di innalzare lo scudo contro i timori darà come conseguenza inevitabile  il blocco del diaframma, responsabile dell’accoglimento dell’emozioni, percepito come tensione che incapsula il senso di inferiorità (Gisela Rohmert – Metodo Funzionale), generando il tipico stato di agitazione da palco che sconfina nello smarrimento che conduce fuori dal senso.     Tutto questo ha a che fare con il nostro inconscio. Prima di arrivare alla parte scenica, quindi, è essenziale risolvere la questione psiche ecco perchè diventa determinante compiere un viaggio in grado di attraversarci. Dobbiamo ritrovare dentro noi stessi quelle qualità necessarie alla percezione degli altri.

Per questi fini abbiamo visto essere estremamente utile il concetto di GROUNDING. Questo si inserisce a pieno titolo all’interno del concetto bioenergetico e si tratta di una concettualizzazione che riesce ad essere di grande beneficio per l’individuo.

“Noi esseri umani siamo come gli alberi radicati al suolo con un’estremità, protesi verso il cielo con l’altra, e tanto più possiamo protenderci quanto più forti sono le nostre radici terrene. Se sradichiamo un albero, le foglie muoiono; se sradichiamo una persona, la sua spiritualità diventa un’astrazione senza vita”. (Alexander Lowen)

Al di là della postura, o meglio, prima e dentro alla postura, c’è lo stare all’interno della propria verità interiore, l’accettazione di quello che è capitato nella propria esistenza. Il punto è: capire dove si è. In un parola: collocarsi. 

Questa identità (che non è identificazione) è “radicata nella terra, identificata con il proprio corpo, consapevole della propria sessualità, tesa verso il piacere. Qualità che mancano invece nella persona che vive tra le nuvole o tutta nella testa, anziché nei piedi”.

Il grounding è un’attività relativa alla bioenergetica. Questa si definisce come una tecnica psicocorporea che utilizza modalità respiratorie, specifici esercizi fisici, posizioni e contatti corporei, associati a un’analisi psicologica e caratteriale del soggetto. La bioenergetica consente l’integrazione tra corpo e mente, aiutando il soggetto a sciogliere i blocchi energetici e i meccanismi difensivi creatisi a livello fisico e psicoemotivo, causa di molte inibizioni.

BIOEN

Lo scopo della bioenergetica è quello di rilassare le contrazioni muscolari permettendo così di far affiorare alla coscienza le emozioni che hanno provocato questi blocchi e di restituire alla persona uno stato di naturale carica energetica. La bioenergetica è stata ideata da Alexander Lowen, allievo di Whilhelm Reich, padre storico delle terapie incentrate sul corpo. Reich, neuropsichiatra austriaco nonché allievo di Sigmun Freud, elaborò le scoperte della psicoanalisi, definendo il concetto di energia orgonica, una modalità di energia vitale che trova la sua massima espressione nella sessualità, scorrendo liberamente lungo tutto il corpo. Stando a Reich, la capacità di desiderare e di godere viene spesso repressa da pressioni esterne e attraverso pressioni interne intrapsichiche, sotto forma di angoscia, inibizioni e blocchi. Queste modalità difensive sono costituite a livello fisico da rigidità corporee (corazza muscolare) e a livello psicologico da atteggiamenti caratteriali e dalla mancanza di contatto emozionale. Lowen riprese il concetto di energia vitale e sviluppò la terapia bioenergetica,  servendosi di alcune posizioni fisiche in grado allentare le tensioni e i blocchi. Un relatore rigido, cerebrale, viene percepito come distante. Lo abbiamo detto molte volte, il primo lavoro di coloro che vogliono parlare in pubblico è quello di riuscire (essere in grado) di stabilire una potente connessione con la propria audience sin dai primi istanti dalla presa del podio. La scioltezza e la presenza scenica, la facoltà di riempire lo spazio a disposizione derivano da un’azione di ritrovamento interiore, dallo scavare verso il proprio radicamento.

TREE

Come si lavora sul grounding

La base di partenza è sentire il contatto con il terreno, la sensazione di contatto col suolo. Questo permette di accendere la percezione e orientarla a una corrente di eccitazione che scorre nel corpo, attraverso le gambe, fino ai piedi e al terreno. Radicarsi significa ritrovarsi in uno stato bilanciato, diritto, saldo; l’energia scorre liberamente e anche gli occhi sono più chiari e brillanti e la vista è migliore. 

Lowen spiegava chiaramente che per ritrovarsi di nuovo radicati si deve fare i conti con l’evoluzione dell’uomo: quanto si punta sull’aspetto intellettuale piuttosto che sull’ascolto di se stessi? L’ambire con la mente, l’immaginare, il vedere oltre, il preoccuparsi sono stati che riguardano i livelli alti del corpo e, se portati all’eccesso, sradicano. E osservare quanto ci si sta sradicando è il primo punto. Quindi si tratta di riscoprire la propria natura animale nelle nostre funzioni di base. In Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica, Manuale di esercizi pratici (Astrolabio, Roma 1979) si evince che lavorare sul grounding significa tornare a lavorare su qualità di ritmo e grazia. Anche autonomamente, si può sentire il libero fluire della parte inferiore del corpo, osservare di nuovo cosa accade quando ci si spinge in alto. Il centro è nel basso ventre ed è lì che si può andare per compiere azioni precise, forti (http://www.cure-naturali.it/tecniche-energetiche/2846/grounding-in-bioenergetica-come-funziona-e-a-cosa-serve/5709/a).

Nel linguaggio del corpo avere i piedi per terra significa essere in contatto con la realtà; significa che la persona non opera sotto l’influsso di una illusione. In senso letterale tutti hanno i piedi per terra, in senso energetico però le cose non stanno sempre così…in alcune situazioni l’energia viene ritirata dai piedi e dalle gambe e si dirige verso l’alto, verso la testa. Questo spostamento dell’energia produce uno stato dissociato tra la mente e il corpo (Lowen).

Il groundig implica che una persona sia disponibile a “scendere”, che abbassi il suo centro di gravità e che si senta più vicina alla terra. Il risultato immediato è un aumento del senso di sicurezza. Questo processo è associato al respiro: infatti se il respiro è bloccato la percezione del corpo al di sotto di quel punto è bloccata o ridotta.

La propria casa è il proprio corpo. Non essere connessi in modo sensibile con il proprio corpo vuol dire essere uno spirito disconnesso che fluttua attraverso la vita senza alcun senso di appartenenza. Tutti i pazienti con cui ho lavorato sentono, in misura maggiore o minore, questa separazione e solitudine, ed è un modo di essere tragico. L’obiettivo del mio lavoro terapeutico è aiutare le persone a ritrovare il loro senso di connessione con la vita e con gli altri, e radicarsi è l’unico modo per farlo” (A.Lowen , Onorare il corpo)

Le diverse situazioni che causano il ritiro dell’energia dalla parte inferiore del corpo determinando la perdita del senso di radicamento e di connessione, portano la persona ad essere “fissata” (appesa, “hung-up), bloccata; senza poter contare su un solido appoggio, l’individuo  si ritrova a “non avere i piedi per terra“, a vivere in base ad illusioni disancorate dalla realtà (“con la testa tra le  nuvole“) e a valori propri  più dell’ego (successo, ricchezza, potere) piuttosto che in sintonia con i bisogni del suo corpo (essere radicati, il piacere, l’accettazione di sè, la connessione con gli altri). Spesso le persone compensano il senso di sradicamento e insicurezza che deriva dalla debolezza delle loro gambe, sviluppando l’ego in modo eccessivo  e cercando in tutti i modi posizioni di potere in cui possono comportarsi “come se” fossero sicuri. Ben diversa è la situazione di una persona che acquisisce potere personale a partire dal suo senso di radicamento e lo gestisce, nelle varie situazioni in cui si viene a trovare, in modo integrato e connesso con la realtà fisica ed emotiva del suo corpo.

Nella sua esperienza, Lowen ideò e sperimentò molte tecniche per favorire il processo di grounding nei suoi pazienti. La posizione base è flettere leggermente le ginocchia rimanendo eretti, respirando con naturalezza. Questo semplice esercizio può produrre notevoli cambiamenti nel corpo, inducendo un’onda di vibrazione che dai piedi attraversa tutto l’organismo, facendoci sentire più connessi al terreno, approfondendo la nostra respirazione e rendendo più nitida la visione oculare. In altri casi possono essere utilizzati strumenti per sciogliere le tensioni muscolari nella pianta dei piedi e nelle gambe  che bloccano il libero fluire dell’energia e ripristinare il contatto con il terreno.

Il bend-over (piegati in avanti, ginocchia flesse) approfondisce la respirazione e aiuta a rilassare le tensioni della schiena, tensioni che si presentano anche a causa dell’abitudine a tenere le ginocchia serrate: le ginocchia, che sono gli ammortizzatori del corpo, quando si è sottoposti a forti pressioni, si piegano facendo passare lo stress attraverso il corpo e nel terreno. Se però le ginocchia sono rigide, la pressione viene intrappolata nel fondo della schiena creando una condizione di stress permanente che darà origine ai dolori nella zona lombo-sacrale, di cui tante persone  soffrono.

Bend-over

La posizione dell‘arco permette di percepire le tensioni che sono presenti nella parte inferiore del corpo e nel ventre, approfondisce  la respirazione e induce delle vibrazioni nella parte anteriore  e nelle gambe che possono arrivare  ad interessare tutto il corpo.

Arco

Il grounding è la chiave del lavoro bioenergetico. Se siete ben radicati il vostro corpo sarà naturalmente bilanciato, diritto e saldo. La vostra energia scorrerà liberamente e  la visione migliore. Più vi lasciate scendere dentro di voi, più profonda è la vostra respirazione” (A.Lowen, Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica).

Inconsciamente, ci “teniamo su” di continuo: abbiamo imparato ad associare all’esperienza dello “scendere” le qualità connesse alla “caduta“, cioè sensazioni di debolezza, vulnerabilità, mancanza di sostegno, solitudine, umiliazione. Le nostre tensioni muscolari ci mantengono rigidi e ci danno l’illusione di essere forti, mentre in realtà ci rendono insensibili e ci privano della possibilità di fare contatto con il terreno e con la nostra realtà, impedendo l’unica esperienza che realmente ci può fornire il sostegno e la sicurezza di cui abbiamo bisogno per muoverci nel mondo come essere radicati e connessi, liberi di respirare, di sentire e di protenderci verso il piacere (http://spaziopsiche.altervista.org/pagina-771653.html).

Lo scopo primario consiste nel radicare l’individuo nella realtà del suo corpo e della terra. Nella nostra cultura la gente ha un grande bisogno di “lasciarsi andare”. Non dovremmo aver paura di arrenderci, perchè ci arrendiamo ai nostri corpi, alla terra e alla vita. Ci abbandoniamo alla sola forza che in ultima analisi possa sostenerci. ” (A. Lowen, La depressione e il corpo)

Arti marziali

Al nostro relatore consapevole di se stesso interesserà sapere che moltissime arti marziali fondano i loro principi sulla disciplina del grounding. Durante le nostre sessioni di training facciamo molto spesso correlazioni in merito all’equilibrio e alla centratura corporea utilizzando le basi del kung fu (Alessio Mazzanti, istruttore arti marziali Yong Chun Gung Fu e difesa personale).  Le posizioni di guardia offrono ampi spunti per riflettere su questa argomentazione. Un buon radicamento agevola nell’individuo il rilassamento delle tensioni del corpo e della mente, avvicinando il centro di gravità verso il basso, più vicino alla terra: il risultato immediato sarà un maggior senso di sicurezza sia fisicamente sia psicologicamente. Infatti, quando siamo troppo carichi energeticamente (eccitati o in ansia) fisicamente abbiamo la sensazione di sollevarci da terra, quasi ci mancasse il terreno sotto i piedi, psicologicamente abbiamo la sensazione di perdere il controllo sia di noi stessi sia della realtà esterna. Al contrario, quando siamo troppo scarichi energeticamente (depressi) ci sentiamo sia fisicamente sia emotivamente incapaci di reagire. Attraverso la pratica delle arti marziali è possibile ottenere un buon radicamento sin dai primi tempi di pratica studiando la posizione di guardia, tenendo in considerazione almeno due fattori:

1. Il modo con il quale l’atleta usa i propri piedi                                                                    2. La sensibilità con la quale gestisce la propria postura.

Due elementi dai quali non si può prescindere per ottenere un buon grounding.  Nella formazione marziale, controllare e valutare negli atleti le caratteristiche dei piedi e la loro qualità d’appoggio al terreno è un passaggio fondamentale per fornire una buona impostazione di base che conferisce solidità tanto al corpo quanto alla mente. Il modo in cui si presentano i nostri piedi, è spesso segno indicativo del modo in cui ci adattiamo alla realtà.

1. Piede piatto

2. Piede ad artiglio

3. Piede a maglio

4. Piede normale

Dei piedi è necessario analizzare non solo la conformazione, ma anche il modo con il quale si poggiano sul terreno e come si muovono. Il modo con il quale il piede prende contatto con il suolo, durante il movimento, è indicativo della modalità con la quale l’individuo usa il proprio corpo e gestisce la relazione con la realtà. Contatto del piede con il suolo

1. Contatto troppo radicato

2. Contatto saltellante

3. Contatto sbilanciato

4. Contatto a forbice

Un buon grounding non si limita ad agevolare nell’atleta il radicamento al terreno, ma gli consente un buon radicamento in tutte le capacità d’azione e di percezione del proprio corpo. Ogni struttura muscolare e ad ogni distretto corporeo sono deputati all’espressione di una o più emozioni. Nei primi anni di vita del bambino, quando l’espressione di determinati comportamenti sono ripetutamente bloccati da chi si prende cura di lui, si crea una sorta di tensione cronica del muscolo deputato all’espressione di quel determinato comportamento. Di tale tensione l’individuo non è consapevole, sente solamente a livello comportamentale di non essere portato o capace di attuare quel determinato comportamento. La postura è dunque determinata da fattori fisici, psichici e di relazione. Fattori psichiche es: se una persona è depressa si presenterà inevitabilmente con le spalle ricurve, gli occhi spenti ed abbassati ai lati, poca energia nell’azione. Fattori di relazione es.: se una persona è timorosa dell’autorità manterrà, standole di fronte, un atteggiamento corporeo dimesso e ritratto. Insomma guardando il corpo ed il modo di muoversi dell’altro possiamo intuire sempre qualcosa delle sue qualità e delle sue difficoltà.

Nella pratica delle arti marziali la sensibilità ai segnali del corpo, il lavoro di conoscenza, correzione e gestione della postura sono parti fondamentali d’ogni programma. Questo studio si pratica solitamente sin dalle prime fasi di pratica, quando s’imposta la posizione di guardia. Le posizioni di guardia, di quasi tutte le arti marziali, hanno tra loro alcuni punti in comune che hanno come comune denominatore il fine di procurare una condizione di buon radicamento fisico e psichico. Posizione di guardia statica

1. Scarico del peso corporeo verso il terreno.

2. Adeguato appoggio sui piedi.

3. Semiflessione delle articolazioni delle caviglie e delle ginocchia.

4. Allineamento dei distretti corporei.

5. Gestione dell’attività respiratoria.

6. Spinta del respiro verso il basso, con particolare attenzione al distretto del bacino (hara), zona di produzione e di scarica dell’energia (Dott: Rosa Maria Distefano Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport Responsabile).

Bene, il relatore sul palco se non è in uno stato di grounding lo si vede da lontano. Il suo movimento sarà impacciato, il suo peso si sposterà di continuo da un piede all’altro sbilanciando il corpo per tutta la durata della relazione e lanciando messaggi sottili di inadeguatezza alla situazione nella quale si sta trovando. Difficilmente chi non ha praticato un certo lavoro su se stesso, utilissimi a questo proposito i seminari di teatro, riuscirà a compiere delle transizioni di palco (attraversamenti longitudinali o diagonali) disponendo in modo comodo e sensibile di tutto lo spazio a disposizione. Ci sono piccoli accorgimenti che possono aiutarci a rimanere a contatto con noi stessi e le nostre emozioni una volta saliti sul palco. Percepiamo lo spazio del palco con i nostri piedi. Respiriamo sempre sentendo il petto che si solleva e si abbassa con un ciclo lungo ma naturale e regolare. E la pancia, come sta? Proviamo a sentire gli addominali, se sono contratti, buttiamo un po’ in fuori la pancia per de-contrarli. La contrazione avviene al momento del sostegno del diaframma. Quindi ricordiamo le tre P: Piedi, Petto e Pancia.
Dopodiché testimoniate la vostra ‘presenza scenica’ dando senso al Vostro sentire.             (http://www.mikilu.it/pdf/presenza_scenica.pdf)

Michele Micheletti

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