La visualizzazione. Possiamo fare l’impossibile?


“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”, questo ci diceva l’inarrivabile San Francesco d’Assisi agli inizi del 1200.

Certo che l’impossibile per un uomo del medioevo dovrebbe essere alquanto diverso, almeno in termini di contenuti, dall’impossibile di un uomo moderno. Potrebbero non cambiare le costanti, in valore assoluto, del desiderio e dell’impossibile in se come concetto indeterminato, ma lo studio degli oggetti  sarebbe davvero interessante.                          Comunque ai nostri fini non interessa la dissertazione filosofica, pur riconoscendone l’affascinante incedere, quanto piuttosto la parte pratica, il che cosa è possibile fare e come farlo.

Nel trascorrere della nostra esistenza tutti noi sperimentiamo, più o  meno consapevolmente, diversi “stati di coscienza”: livelli diversificati di possibilità mentale in cui il nostro cervello produce e quantifica onde, dati ed esperienze.                                        Dal punto di vista neurologico la coscienza è caratterizzata da due componenti: la vigilanza e la consapevolezza.

  • La vigilanza: è caratterizzata da uno stato di veglia che non necessariamente è associata alla consapevolezza di ciò che accade nel mondo che ci circonda.
  • La consapevolezza: consiste nella consapevolezza del mondo che ci circonda e, nella condizione più evoluta, del proprio essere.

Lo stato di coscienza è stabilito dal buon funzionamento delle due componenti e può avere un’ampia gamma di livelli che non sono classificati in modo univoco. Alcuni esempi possono corrispondere allo stato di veglia, di coma, di meditazione, di sonno, di dormiveglia, di alterazione di coscienza (Partha Mitra, Prove di misure di coscienza, Le Scienze, 10 gennaio 2014. URL consultato il 4 maggio 2014) (Wikipedia). 

Nell’arco di una giornata attraversiamo diversi stati di coscienza passando dalle fasi diurne a quelle notturne caratterizzate dai diversi cicli del sonno. Ordinari, o straordinari che siano, tutti gli stadi della nostra coscienza sono dovuti all’ attività elettrochimica del cervello, che si manifesta attraverso “onde elettromagnetiche”: le onde cerebrali.
La frequenza di tali onde, calcolata in ‘cicli al secondo’, o Hertz (Hz), varia a seconda del tipo di attività in cui il cervello e’ impegnato e può essere misurata con delle apposite attrezzature. Comunemente le onde di emissione cerebrale vengono suddivise in quattro bande di frequenza che riflettono le diverse attività del cervello.

Onde cerebrali

Onde DELTA: frequenza tra 0,5 e 4 Hz. Sono associate al più profondo rilassamento psicofisico. Sono quelle proprie della mente inconscia, del sonno senza sogni, dell’abbandono totale. Vengono prodotte durante i processi inconsci di autoguarigione.

Onde THETA: frequenza tra i 4 ed i 8 Hz. Mente impegnata in attività di immaginazione, visualizzazione, ispirazione creativa. Tendono ad essere prodotte durante la meditazione profonda. Il sogno ad occhi aperti, la fase REM del sonno (cioe’, quando si sogna). Nelle attivita’ di veglia le onde theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e di una capacita’ immaginativa radicata nel profondo. Genericamente vengono associate alla creativita’ e alle attitudini artistiche.

Onde ALFA: frequenza tra 8 e 14 Hz. Stato di coscienza vigile, ma rilassata. La mente, calma e ricettiva, è concentrata sulla soluzione di problemi esterni, o sul raggiungimento di uno stato meditativo leggero. Le onde alfa dominano nei momenti introspettivi, o in quelli in cui più acuta è la concentrazione per raggiungere un obiettivo preciso. Sono tipiche, per esempio, dell’attività cerebrale di chi è impegnato in una seduta di meditazione.

Onde BETA: frequenza tra 14 e 30 Hz. Sono associate alle normali attività di veglia, quando siamo concentrati sugli stimoli esterni. Le onde beta sono alla base delle nostre fondamentali attività di sopravvivenza, di ordinamento, di selezione e valutazione degli stimoli che provengono dal mondo che ci circonda. Nei momenti di stress o di ansia le beta ci danno la possibilità di tenere sotto controllo la situazione e dare  soluzione ai problemi.(http://www.marcostefanelli.com/subliminale/onde.htm).

Detto questo andiamo ad analizzare la questione relativa alla visualizzazione vera e propria. La visualizzazione è la capacità di immaginare e costruire col pensiero in maniera voluta e cosciente. Avrete presente un attore che ripassa la sua parte, un atleta che ripercorre i movimenti della sua rincorsa prima di dover spiccare un salto, un relatore che visualizza e”materializza” la scena del suo intervento  immaginando il pubblico che lo applaude o un artista che crea quel mondo immaginario che poi rappresenterà nella propria opera.  La visualizzazione creativa si è rivelata  un ottimo metodo per esplorare nuove realtà e realizzare obiettivi e desideri. E’ uno strumento utile per eliminare comportamenti non desiderabili, come dipendenze affettive o mancanza di fiducia in se stessi. Si e’ rivelata inoltre utile per apportare dei cambiamenti personali a comportamenti, credenze e retaggi del passato.

Possiamo quindi immaginare come saremo e sintonizzarci in modo da poterlo essere? Gli autori che studiano i campi quantici affermano che questo è possibile, anzi, certo. Più difficoltose appaiono le tecniche necessarie da applicare affinché questo possa accadere. La visualizzazione creativa è una tecnica  fondamentale nel sistema di insegnamenti e pratiche del pensiero positivo e accompagna  teorizzata dagli esponenti del movimento fin dalla fine dell’Ottocento e uno dei primi autori a parlarne è stato Wallace Wattles. La differenza tra la visualizzazione creativa e il sogno ad occhi aperti consiste nel fatto che nell’atto di fantasticare la persona crea un’immagine o una scena mentale di cui è spettatore dall’esterno, mentre nell’atto della visualizzazione creativa colui che visualizza è al centro stesso della propria visualizzazione, la sperimenta in prima persona, sforzandosi di percepirla come il più reale possibile attraverso tutti i sensi. La consapevolezza del pensiero unita all’intenzionalità del gesto dovrebbero produrre una alterazione nel campo energetico tale da poter far manifestare l’immaginato. Indubbiamente affascinante. Il nostro cervello con la sua emissione cerebrale di frequenze appropriate produce il possibile ed anche l’impossibile, per dirla secondo San Francesco. L’impossibile è solo un punto di vista con un’angolazione sfavorevole del possibile: se puoi pensarlo allora puoi farlo. Affascinante.  Durante la visualizzazione creativa utilizziamo tutti i nostri sensi: vista (immaginazione) con colori vividi ed immagini tridimensionali, olfatto (odori, fragranze e profumi), tatto (sensazioni e percezioni ed anche caldo o freddo), gusto (sapori) e udito (suoni, voci, rumori) ed attraverso l’immaginazione creiamo le situazioni che più desideriamo. Quando associamo all’immagine che stiamo visualizzando Emozioni stiamo facendo vibrare la nostra Anima. In questo modo agiamo non solo sul piano fisico con il pensiero mentale, ma anche sui piani sottili in ogni dimensione (http://www.visionealchemica.com/la-visualizzazione/).

HZ

Proponiamo questa tecnica a coloro che parlano in pubblico per superare gli stati d’ansia dati dall’attesa della performance. Si tratta di una semplice tecnica che funziona molto bene offrendo ottimi risultati:

1- Immagina “vividamente” un’esperienza che vorresti avere.

2- Prova una forte emozione – come se si fosse già avverata.

3- Ripetilo

Vedi anche :https://michelemicheletti.com/2015/10/05/risonanza-empatica-sintonizzarsi-sugli-altri/

Michele Micheletti

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