Le 5 leggi dell’apprendimento


Questo articolo tornerà utile a tutti coloro che si occupano di formazione, corsistica ed attività di questo tipo per cercare di finalizzare nel modo più opportuno i loro sforzi, ovvero,  ottimizzare il proprio insegnamento ai fini di una minore distrazione ed una maggiore efficienza di memorizzazione.

COME IMPARIAMO1.001

L’apprendimento può essere definito come un cambiamento del comportamento o della percezione generato come risultato da una certa esperienza fatta. Il cambiamento può essere fisico e manifestarsi come una nuova capacità, tipo saper andare in bicicletta, o psicologico con lo sviluppo ad esempio di nuovi processi mentali.

Si deve allo psicologo americano Edward L. Thorndike la formulazione di una serie di “leggi dell’apprendimento” valide per qualunque materia. Non si tratta di matematica quindi non sono leggi assolute ma offrono un’importante contributo alla comprensione degli elementi che costituiscono un insegnamento efficace. (https://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Lee_Thorndi)

Di seguito proponiamo una semplificazione della classificazione originaria mantenendo comunque i significati basilari per una corretta interpretazione della struttura cognitiva nei processi di apprendimento generali.

Come impariamo 2.001

1- CONVENIENZA                                                                                                                  Una forte motivazione genera processi di attenzione e concentrazione elevati. Il nostro cervello deve assolutamente dare uno scopo ed un ordine alle infomazioni che sta ricevendo. A questo scopo è utile, ad esempio all’inizio di una presentazione, dichiarare subito come  il materiale e le informazioni che verranno rilasciate potranno essere di aiuto a coloro che ascoltano.

2- INTEGRAZIONE                                                                                                                 Il nostro apprendimento passa per uno schema di integrazione con le cose che già sappiamo, la realtà che incontriamo è tutta vagliata e codificata dalle nostre credenze, abitudini e condizionamenti. Possiamo aiutare le persone ad apprendere creando connessioni  chiare mettendo in luce similarità e differenze rispetto a quello che loro già sanno. Ricordiamoci che le cose imparate per prime creano spesso un’impressione forte e quasi incancellabile: le cattive abitudini apprese precocemente sono dure a morire e l’”insegnante” deve quindi insistere nel richiedere prestazioni corrette fin dall’inizio.

3- APPRENDIMENTO ATTIVO                                                                                             La nostra mente non si lascia facilmente riempire di nozioni, abbiamo bisogno di interagire con le informazioni per poter fissare i concetti. A questo scopo è molto utile la conversazione che un relatore deve riuscire a stimolare nei punti e momenti giusti di un suo intervento ricordando sempre che esiste una scala di priorità nella gerarchia dei sistemi di apprendimento. Un’esperienza vivida, drammatica, eccitante o coinvolgente consente di far imparare di più rispetto ad una routine d’esercizi noiosi. Una conseguenza di questa legge è che il discente impara di più dalla “cosa reale” che da una sua simulazione.             (http://www.efficacemente.com/2013/05/come-memorizzare/)

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4- MULTISENSORIALITÀ                                                                                                     Tendiamo a ricordare meglio ciò che vediamo e non solo udiamo e quello che è connesso a delle emozioni (positivie o negative) e addirittura l’apprendimento si indebolisce quando è associato a sensazioni spiacevoli o frustranti. Un utile suggerimento è quindi rinforzare l’apprendimento con supporti visivi come video ed immagini, oppure sitmoli audio.

5- PRIORITÀ E PROSSIMITÀ                                                                                               Si ricordano meglio le cose imparate più di recente. Chi relaziona o onsegna deve tenerne conto nel pianificare una lezione o una discussione critica.  La gente dimentica a causa di nuove esperienze che si sovrappongono all’apprendimento originario. In altri termini, eventi nuovi o successivi possono “spiazzare” ciò che si è appreso in precedenza. Alcune dimenticanze si devono alla sommersione nell’inconscio di idee o pensieri sgradevoli. Ciò che produce ansia, dolore, angoscia viene “dimenticato”, pur se non intenzionalmente, come una reazione dell’inconscio a protezione dell’io cosciente.

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L’apprendimento segue tipicamente uno schema che possiamo chiamare “curva dell’apprendimento”. La prima parte della curva mostra un rapido incremento iniziale. Successivamente la curva si appiattisce, livellandosi su ciò che viene definito il plateau dell’apprendimento. Il discente può restare sul plateau per un periodo considerevole, dopo di che subentrano saturazione e fatica e la curva precipita bruscamente. È pertanto essenziale che il formatore si accerti per quanto tempo corsista o uno studente possano mantenersi al livello del plateau, perché proseguire ulteriormente sulla stessa materia porta a risultati nulli e conviene passare quanto meno ad un argomento diverso (http://www.humnet.unipi.it/~pedagogia/Materiali/Dispense%20modulo%20A/Dispensa_1.pdf).

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