7 regole per ottimizzare le immagini delle tue presentazioni

Ci sentiamo spesso dire, durante l’attività didattica di Public Speaking,  che l’utilizzo dell’immagine secondo i criteri del “Visual Design” non è adatto a certi tipi di presentazioni, soprattutto quelle di origine tecnica o clinica. Non siamo d’accordo su questo. Pensiamo che rifugiarsi dietro questo tipo di assunto non sia altro che una scusa, una rinuncia per mancanza di tempo o voglia alla ricerca stilistica più idonea a quel tipo di argomentazione che si è scelto di rappresentare.

Impostare una presentazione secondo i criteri di impatto Visual comporta una doppia fatica: si tratta di un lavoro nel lavoro. Sono molti i parametri che devono essere tenuti sotto controllo, orchestrati e bilanciati nella realizzazione di una presentazione: il contenuto vero e proprio, il messaggio estrapolato da quel contenuto, la costruzione della storia, la realizzazione dell’incipit e della chiusura, lo stilo narrativo, la programmazione della recitazione, la scomposizione e ricomposizione dell’argomento e tutta la parte grafica di raccolta del contenuto all’interno delle slide. “È uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo” potremmo dire.

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In questo articolo ci occuperemo solo dell’importanza e dell’utilizzo delle immagini nelle slide considerando che anche l’utilizzo del font (carattere tipografico) rientra nella struttura della finalizzazione di una composizione Visual. Le regole che andremo ad enunciare sono valide anche per la pubblicazione e condivisione di contenuti tramite i social media e possiamo elencarle come di seguito:

1- Emozionare                                                                                                                            2- Pertinenza                                                                                                                             3- Alta risoluzione                                                                                                                     4- Font                                                                                                                                       5- Consistenza                                                                                                                           6- Uso del colore                                                                                                                       7- Completezza del messaggio

EMOZIONARE

L’emozione in grado di scaturire da un’immagine per molti aspetti dipende da un’unica caratteristica: la semplicità. Immagini semplici ma concettualmente ben orientate, con un numero esiguo di particolari consentono allo spettatore di essere partecipe interagendo fin dai primi istanti con i concetti comprendendo immediatamente quello che l’immagine vuole comunicare. Quindi semplicità, visibilità e spazi vuoti sono a nostro avviso gli schemi migliori di scelta di immagine che possiamo andare ad identificare per le nostre slide o meme o Visual social content.

Emozione

PERTINENZA

La struttura del “Multimedia Learning” si basa sulla consequenzialità dei nostri processi cognitivi, nei corsi ne parliamo a lungo. Se non rispettiamo le regole di base di accesso al nostro schema di elaborazione e memorizzazione delle informazioni la fatica fatta in una giornata di spiegazioni congressuali potrebbe andare persa dopo poche ore dal termine dell’evento. Il 90% dei processi cerebrali è visivo e le immagini vengono elaborate 60.000 volte più velocemente di un testo. Non appena uno spettatore visualizza una nostra slide questa viene codificata, secondo gli schemi generali ma anche  individuali (categorie, credenze, retaggi…), ed immediatamente ne viene ricavato un significato. Se questo si discosta troppo, per nostra incuria nella scelta, dal tema centrale trattato o dagli interessi del target si crea una discordanza cognitiva che immediatamente procura l’allontanamento dell’attenzione dello spettatore o del fruitore del messaggio. Insomma, l’incoerenza crea confusione.

ALTA RISOLUZIONE

Tutte le immagini utilizzate devono avere una risoluzione elevata, devono essere di “buona qualità”. Ci spieghiamo meglio. La differenza fondamentale che deve essere subito chiarita è quella tra ‘dimensioni’ e ‘risoluzione’ di un’immagine raster.

DIMENSIONI: le dimensioni sono espresse dal numero di pixel della base per quelli dell’altezza dell’immagine. Ad esempio: 400 x 300 px. Queste sono le dimensioni in pixel, che non dicono in sé nulla sulle eventuali dimensioni di stampa, né sulle dimensioni a monitor.

RISOLUZIONE: si esprime in ppi, sigla che sta per ‘pixel per inch’, ovvero pixel per pollice lineare; un’immagine destinata al web ha  una risoluzione di 72 ppi, mentre una destinata alla stampa ha una risoluzione solitamente superiore (fino a 300 ppi). La risoluzione dice quindi quanti pixel ci devono stare in una linea lunga un pollice: più ce n’è, più l’immagine è risoluta, e i ‘quadratini’ della risoluzione si vedono poco, sono piccoli; il contrario avviene quando ci sono pochi ppi (http://nosatispassion.altervista.org/post-processing/2188/cose-la-risoluzione-di-unimmagine/).

Quindi per le immagini delle nostre slide mai scendere sotto risoluzioni di 1920 per 1280, questo vi consentirà di effettuare ritagli di cropping, ingrandimenti e ottimizzazioni on slide senza grossi problemi. Il peso complessivo (spazio occupato su disco) della vostra presentazione aumenterà sensibilmente ma l’effetto sarà altamente professionale.

FONT

Anche il carattere tipografico scelto concorre sensibilmente al trasferimento del dato emozionale. Il font è parte integrante del design e della struttura grafica in generale e deve essere: caratterizzante e coerente con il tipo di emozione che deve essere trasmessa, altamente leggibile, proporzionato agli standard della slide ed in equa proporzione con gli spazi bianchi e il grosso dell’immagine.

CONSISTENZA

Mentre per i social media spesso è sufficiente scegliere l’immagine adatta e solo con quella riuscire ad avere una grande condivisione o numero di apprezzamenti, nelle slide per il Public Speaking le cose sono leggermente diverse. Possiamo dire che in questa ultima situazione è necessario creare un set di immagini con tema omogeneo che poi andranno a concorrere allo stile generale della lecture. La consistenza risiede proprio nella diversità delle slide e al contempo nella loro omogenea appartenenza: ad esempio tutte immagini in bianco e nero, oppure tutte immagini di volti con diverse espressioni, etc. (http://presentationpanda.com/uncategorized/10-tips-for-selecting-images-for-your-presentations/).

Consistenza

USO DEL COLORE

I colori influenzano chi li vede, motivo per cui esistono tantissimi studi sulla psicologia del colore e per cui alcuni marchi sono di un colore piuttosto che un altro. Secondo Neil Patel l’85% delle motivazioni che risiedono nella scelta di un prodotto sono legate al colore. Un recente studio condotto dalla Georgia Tech ha esaminato più di 1.000.000 di immagini Pinterest  pubblicate tra il 2009 e il 2011:

In generale è bene usare pochissimi colori, massimo tre. Per la scelta di questi, aspetto assolutamente del tutto che facile, valgono le regole derivate dalla ruota dei colori di Newton. Esistono validissimi strumenti digitali per centrare perfettamente le migliaia di scalature di colore disponibili, usiamoli.

COMPLETEZZA DEL MESSAGGIO

La formula magica definitiva non esiste. Bisogna sforzarsi di utilizzare immagini in grado di supportare il messaggio di fondo che abbiamo intenzione di dare.

  • È in accordo con il layout?
  • Il font è coerente con il messaggio?
  • È pertinente rispetto al pubblico?
  • Può interessare il mio target?

L’idea fa la differenza, il contrasto, l’ambiguità raffinata, l’impatto visivo non deve mai essere esagerato o altamente scioccante. La moderazione, l’equilibrio e la scelta di design premiano sempre. Buona comunicazione.

Michele Micheletti

Le 5 leggi dell’apprendimento

Questo articolo tornerà utile a tutti coloro che si occupano di formazione, corsistica ed attività di questo tipo per cercare di finalizzare nel modo più opportuno i loro sforzi, ovvero,  ottimizzare il proprio insegnamento ai fini di una minore distrazione ed una maggiore efficienza di memorizzazione.

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L’apprendimento può essere definito come un cambiamento del comportamento o della percezione generato come risultato da una certa esperienza fatta. Il cambiamento può essere fisico e manifestarsi come una nuova capacità, tipo saper andare in bicicletta, o psicologico con lo sviluppo ad esempio di nuovi processi mentali.

Si deve allo psicologo americano Edward L. Thorndike la formulazione di una serie di “leggi dell’apprendimento” valide per qualunque materia. Non si tratta di matematica quindi non sono leggi assolute ma offrono un’importante contributo alla comprensione degli elementi che costituiscono un insegnamento efficace. (https://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Lee_Thorndi)

Di seguito proponiamo una semplificazione della classificazione originaria mantenendo comunque i significati basilari per una corretta interpretazione della struttura cognitiva nei processi di apprendimento generali.

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1- CONVENIENZA                                                                                                                  Una forte motivazione genera processi di attenzione e concentrazione elevati. Il nostro cervello deve assolutamente dare uno scopo ed un ordine alle infomazioni che sta ricevendo. A questo scopo è utile, ad esempio all’inizio di una presentazione, dichiarare subito come  il materiale e le informazioni che verranno rilasciate potranno essere di aiuto a coloro che ascoltano.

2- INTEGRAZIONE                                                                                                                 Il nostro apprendimento passa per uno schema di integrazione con le cose che già sappiamo, la realtà che incontriamo è tutta vagliata e codificata dalle nostre credenze, abitudini e condizionamenti. Possiamo aiutare le persone ad apprendere creando connessioni  chiare mettendo in luce similarità e differenze rispetto a quello che loro già sanno. Ricordiamoci che le cose imparate per prime creano spesso un’impressione forte e quasi incancellabile: le cattive abitudini apprese precocemente sono dure a morire e l’”insegnante” deve quindi insistere nel richiedere prestazioni corrette fin dall’inizio.

3- APPRENDIMENTO ATTIVO                                                                                             La nostra mente non si lascia facilmente riempire di nozioni, abbiamo bisogno di interagire con le informazioni per poter fissare i concetti. A questo scopo è molto utile la conversazione che un relatore deve riuscire a stimolare nei punti e momenti giusti di un suo intervento ricordando sempre che esiste una scala di priorità nella gerarchia dei sistemi di apprendimento. Un’esperienza vivida, drammatica, eccitante o coinvolgente consente di far imparare di più rispetto ad una routine d’esercizi noiosi. Una conseguenza di questa legge è che il discente impara di più dalla “cosa reale” che da una sua simulazione.             (http://www.efficacemente.com/2013/05/come-memorizzare/)

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4- MULTISENSORIALITÀ                                                                                                     Tendiamo a ricordare meglio ciò che vediamo e non solo udiamo e quello che è connesso a delle emozioni (positivie o negative) e addirittura l’apprendimento si indebolisce quando è associato a sensazioni spiacevoli o frustranti. Un utile suggerimento è quindi rinforzare l’apprendimento con supporti visivi come video ed immagini, oppure sitmoli audio.

5- PRIORITÀ E PROSSIMITÀ                                                                                               Si ricordano meglio le cose imparate più di recente. Chi relaziona o onsegna deve tenerne conto nel pianificare una lezione o una discussione critica.  La gente dimentica a causa di nuove esperienze che si sovrappongono all’apprendimento originario. In altri termini, eventi nuovi o successivi possono “spiazzare” ciò che si è appreso in precedenza. Alcune dimenticanze si devono alla sommersione nell’inconscio di idee o pensieri sgradevoli. Ciò che produce ansia, dolore, angoscia viene “dimenticato”, pur se non intenzionalmente, come una reazione dell’inconscio a protezione dell’io cosciente.

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L’apprendimento segue tipicamente uno schema che possiamo chiamare “curva dell’apprendimento”. La prima parte della curva mostra un rapido incremento iniziale. Successivamente la curva si appiattisce, livellandosi su ciò che viene definito il plateau dell’apprendimento. Il discente può restare sul plateau per un periodo considerevole, dopo di che subentrano saturazione e fatica e la curva precipita bruscamente. È pertanto essenziale che il formatore si accerti per quanto tempo corsista o uno studente possano mantenersi al livello del plateau, perché proseguire ulteriormente sulla stessa materia porta a risultati nulli e conviene passare quanto meno ad un argomento diverso (http://www.humnet.unipi.it/~pedagogia/Materiali/Dispense%20modulo%20A/Dispensa_1.pdf).

Non quanto siamo intelligenti ma come lo siamo. IQ vs EQ, i parametri del successo

Secondo una ricerca di Canergie Institute of Technology l’85% del successo economico di una persona è legato a caratteristiche che non hanno a che fare con la sua preparazione accademica, quanto piuttosto alle sue capacità relazionali, di negoziazione e di dimostrarsi leader. Coloro che utilizzano la loro efficacia emotiva per ispirare confidenza, impegno e altruismo, otterranno risultati migliori in termini di successo anche economico.

Le nostre caratteristiche intellettive peculiari sono state analizzate e classificate dallo psicologo americano Howard Gardner, il principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple. Tramite lo studio di pazienti con danni celebrali e geni in qualche particolare area ha catalogato, inizialmente, 7 diversi tipi di intelligenza. Di seguito riportiamo la classificazione allargata di tutte e 9 le tipologie di intelligenza ad oggi classificate e studiate:

1- Intelligenza linguistico/verbale                                                                                           Persone molto abili nel  parlare, scrivere, giocare con le parole, usarle, le parole, per far ridere, comunicatori.

2- Intelligenza visivo/spaziale                                                                               Persone molto abili dal punto di vista percettivo, nel manipolare mentalmente gli spazi o le immagini anche in loro assenza. Sanno giostrare con i colori, le linee e le forme. Hanno un buon senso dell’orientamento e sanno muoversi facilmente nello spazio.

3- Intelligenza musicale                                                                                                          È la capacità di riconoscere, discriminare ed immaginare altezza, timbro e ritmo dei suoni di saper cantare e imitare il modo di parlare degli altri.

4- Intelligenza intrapersonale                                                                                           Riuscire a capire gli altri e le loro esigenze. Tipica nei leader che sanno utilizzare questa capacità per rispondere in modo efficace per promuovere situazioni favorevoli alla società o per se stessi.

5- Intelligenza cinestesica                                                                                                Gestire e sentire, coordinare e manipolare al meglio il nostro corpo o degli oggetti esterni per fini funzionali ed espressivi.

6- Intelligenza esistenziale                                                                                               Permette di compiere speculazioni teoretiche sui massimi sistemi, come la conoscenza umana. Chi la possiede è in grado di elaborare concetti sulla base di processi astratti, trasformandoli in concetti universali (http://www.giornalettismo.com/archives/1721397/tipi-intelligenza/).

7- Intelligenza naturalistica                                                                                                    Persona che sanno leggere, comprendere le dinamiche della natura e degli esseri viventi e sa interagire con essi nel modo migliore. Un esempio? le persone che hanno il famoso “pollice verde” ((http://www.giornalettismo.com/archives/1721397/tipi-intelligenza/).

8- Intelligenza intrapersonale                                                                                                  Conoscere profondamente se stesso, i propri bisogni e i propri desideri, ma è anche immedesimarsi in altri tipi di personalità, mettendosi in relazione con il contesto in cui si trova.

9- Intelligenza logico/matematica                                                                                           È l’intelligenza che per prima è stata misurata. È infatti la capacità che tipicamente viene rilevata quando si fanno i test sul Q.I. È da molti considerata la più “nobile” delle intelligenze ed è tipica di riesce a ragionare per astratto, chi “possiede” il ragionamento deduttivo, la schematizzazione e la capacità logica (http://www.memosystem.it/articoli/allena-la-mente/creativita/7-tipi-intelligenze).

tipi-di-intelligenza

http://thecuriousbrain.com/?p=57613

Il QI (Quoziente di Intelligenza) viene normalmente misurato con l’analisi dell’intelligenza logico/matematica descritta al punto 9 ed è espresso con il rapporto tra l’età mentale EM (sulla base del numero di prove superate, in base all’età dei soggetti di cui la persona ha eguagliato il rendimento) e l’età cronologica EC (cioè l’età effettiva).

IQ=EM/EC

Un Test QI indica il grado di intelligenza rispetto a quelli che sono i valori normativi/medi degli altri individui con la stessa età. Per ogni età è previsto un risultato diverso, quantificato in base ai risultati medi di campioni statistici. Ma i Test QI, in effetti hanno mostrato grandi limiti, già messi in evidenza a fine degli anni ’40 da Jean Piaget, proprio perché: Il comportamento intelligente non viene misurato dal grado di intelligenza ma dalla capacità di adattamento (https://plus.google.com/+simoneserni/posts/gayBZ1vaJRq).

IQ vs EQ.001

Quindi ciò che effettivamente ci distingue come parametro di “successo” nella vita non può essere misurato con il QI perchè è ormai superato dal concetto di Intelligenza Emotiva che si esprime come meta-abilità, ossia come abilità nel servirsi di capacità superiori attraverso la gestione dell’esperienza emotiva (Simone Serni).

Questa metà-abilità condiziona il nostro operato perché il nostro cervello essendo un organo che si adatta a stimoli esterni e interni, varia in base ai nostri stati d’animo che generano a sua volta cambiamenti fisiologici che possono influenzare la durata e l’intensità dell’attivazione delle nostre aree cerebrali relative ai vissuti emotivi. La nostra realtà percepita è tale in virtù delle nostre esperienze pregresse.
 
Possiamo raggruppare le abilità che compongono l’Intelligenza Emotiva in 4 grandi categorie che costituiscono degli indicatori di maggiore o minore livello di spicco per questo tipo di intelligenza.
1) SOCIAL SKILLS, relazioni interpersonali 
  • capacità di influenzare
  • leadership
  • capacità di sviluppare/migliorare gli altri
  • capacità comunicativa
  • punto nodale del cambiamento
  • gestione dei conflitti e negoziazione, risoluzione dei problemi
  • creare unione con/tra gli altri (fare gruppo)
  • capacità collaborativa
2) CONSAPEVOLEZZA EMOTIVA 
  • Capacità di distinguere le proprie emozioni in determinate situazioni
  • Riconoscimento dei segnali fisiologici che indicano il sopraggiungere di un’emozione
  • Confidenza con le proprie emozioni, capacità di comprendere le cause scatenanti
3) AUTO-CONTROLLO EMOTIVO 
  • Auto-controllo di impulsi ed emozioni
  • Orientamento alla verità
  • Essere una persona coscienziosa
  • Capacità di adattabilità 
  • Capacità di iniziativa
4)  CONSAPEVOLEZZA SOCIALE:
  • Empatia (capacità di comprendere gli altri, sensibilità)
  • Capacità e consapevolezza organica/facciamo-parte-di-un-unico-sistema
  • Capacità di armonizzare le emozioni dirigendole verso il raggiungimento di un obiettivo
  • Orientamento al servizio (cortesia, umiltà)
  • Orientamento all’ottimismo, proattività

http://simone-serni.blogspot.it/2015/04/intelligenza-emotiva-per-successo.html

Maggiore è il grado di Intelligenza Emotiva posseduta e maggiori sono le capacità gestionali, organizzative, di leadership, collaborazione, ecc. Sono passati quasi vent’anni da quando Daniel Goleman, psicologo, scrittore e giornalista scientifico per il New York Times, ha divulgato il concetto nel saggio “Emotional Intelligence”. Da allora il tema continua a tenere banco perché questo tipo di intelligenza è considerata una chiave determinante per una migliore e più ricca qualità della vita.

Stay Tuned.